Gioco
«Il nostro scopo è studiare noi a scuola di pomeriggio per dimostrarlo alla città»
Dopo le 13 presenti 144 studenti su 188: c’è chi resta a casa per continuare la protesta o per impegni personali oppure sportivi
Sono tornati in classe per «dimostrare che l’unico obiettivo di questa protesta è studiare», sono tornati in classe per «far capire a tutti la serietà di questo percorso». Quello di ieri, per gli studenti del liceo scientifico Enriques, è stato il primo, vero giorno di scuola dopo le vacanze di Natale e una settimana di scioperi e manifestazioni in città.
E quasi tutti sono entrati, non solo di mattina (1.020 presenti e 60 assenti) ma anche di pomeriggio (144 a scuola e 44 a casa): la soluzione ponte è questa, con doppi turni fino all’inizio della prossima settimana, quando 150 alunni si trasferiranno nei fondi di Porta a Mare per continuare le lezioni.
«I numeri di questo ritorno a scuola sono positivi - commenta la vicepreside Eleonora Agostinelli - in percentuale c’è stato un calo di presenze nel pomeriggio, ma ovviamente questo era prevedibile».
Come confermano gli stessi studenti, visto che alcuni hanno preferito continuare lo sciopero mentre altri avevano impegni fissati da tempo (sport, visite mediche...).
Alle 12,40 di ieri, fuori dall’Enriques, c’era anche Pietro Grassi, rappresentante d’istituto e figura centrale nelle manifestazioni della scorsa settimana: la sua 2ªD aveva lezioni di pomeriggio e lui, insieme ai suoi compagni, ha deciso di entrare in classe (l’ingresso era alle 13).
«La mia non è stata una decisione semplice - ammette - ho riflettuto a lungo, ho parlato anche con i miei genitori e alla fine ho scelto di seguire le lezioni per una questione di serietà: io sono qui, anzi noi siamo qui, per dimostrare che facciamo il nostro dovere appena la Provincia fa il suo, anche se le soluzioni sono arrivate con grandissimo ritardo».
E così rispondono anche altri alunni del liceo scientifico, tornando sulla protesta degli ultimi giorni («giustissima, anche se siamo soddisfatti a metà») e parlando del ritorno in classe («di pomeriggio non avrebbe senso venire a scuola, ma essere qui oggi significa lanciare un messaggio forte e dimostrare ancora a tutti la nostra voglia di studiare»).
C’erano anche diversi ragazzi indecisi, ieri mattina in via della Bassata, tra i quali gli studenti della 5ªE che devono fare i conti anche gli esami di maturità. «Siamo venuti a controllare la situazione, decideremo in extremis», le parole di Marco Dalla Valle a una mezz’ora dal suono della campanella.
«Di sicuro non possiamo saltare così tanti giorni, giugno si avvicina e dobbiamo riflettere anche in ottica esami», la risposta di un compagno di classe, Filippo Marchi. «Io ho deciso di entrare - chiude Niccolò Cillari dalla stessa classe - abbiamo protestato a lungo, ora è giusto seguire le lezioni perché la situazione è stata risolta, anche se in grave ritardo: un altro sciopero sarebbe completamente inutile».
Alla fine, visti i numeri con neanche il 10% di assenti tra mattina e pomeriggio, a vincere è stata la voglia di dimostrare a tutti che l’obiettivo della protesta rimane lo stesso: studiare in aule sicure. —
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