Gioco
Sette giorni di sciopero e di piazze piene Oggi gli studenti tornano a lezione
I rappresentanti di istituto: «Porta a Mare non è la soluzione perfetta ma ora è la migliore. Sarà libera scelta sull’ingresso il pomeriggio»
la decisione
Tornano in classe dopo una settimana di proteste i ragazzi delle Enriques che ieri mattina si sono ritrovati per l'ultima volta davanti al palazzo della Provincia per chiedere una soluzione alle istituzioni. «Dal momento che abbiamo ottenuto le rassicurazioni che volevamo – hanno scritto in serata i rappresentanti (che chiedevano «un luogo sicuro dove fare lezione la mattina in sicurezza») – domani (oggi, ndr) torneremo sui banchi di scuola con la certezza di essere pronti a tornare in piazza nel momento in cui il 21 o il 22 gennaio non ci dovessero essere le aule a Porta a Mare».
Gli studenti, comunque, rimangono dubbiosi. «Porta a Mare non è una scuola e non è certamente la soluzione perfetta ma, per quanto ci riguarda, è la migliore delle soluzioni possibili o comunque la migliore tra quelle prospettate». Per una settimana gli sudenti dovranno comunque fare i doppi turni pomeridiani e ieri, in prima battuta, questo aveva spinto qualcuno (compresi alcuni rappresentanti di istituto) a proseguire lo sciopero. Poi però è arrivata la fumata bianca: «Crediamo che i doppi turni siano la fine della didattica, ma crediamo anche che fare una settimana di turni pomeridiani sia profondamente diverso da andare a scuola il pomeriggio da qui fino a giugno, come appariva fino a una settimana fa». E per questo, dopo un vero e proprio sondaggio via WhatsApp che ha coinvolto tutti i rappresentanti di classe, i rappresentanti di istituto hanno deciso di «lasciare libera scelta a tutti gli studenti sul partecipare o meno alle lezioni pomeridiane».
Comunque, come detto, stamani la stragrande maggioranza degli studenti del liceo tornerà a scuola dopo avere organizzato una cosa che a Livorno, forse, non si era mai vista, almeno non in tempi recenti. Con sette giorni di scioperi e proteste, sempre pacifiche e composte.
Tutto è partito lunedì 7 gennaio, quando in via della Bassata c'è stato un vero e proprio non-rientro a scuola dopo le vacanze di Natale. Cartelli ironici in bella vista, striscioni per chiedere giustizia in prima fila e via in corteo, con una carovana rumorosa che da piazza Mazzini si è spostata fino in piazza Grande, riscuotendo applausi e cori di appoggio da parte dei “colleghi” del Nautico. Davanti al palazzo Granducale, sede della Provincia, poi è andato in scena il primo di una lunga serie di picchetti con quasi mille persone.
Con gli studenti i professori, i genitori e il personale Ata: tutti lì ad aspettare che dalla Pronvincia arrivasse qualche soluzione. Il primo giorno di protesta Marida Bessi, nella sala delle conferenze del palazzo, ha accolto i due rappresentanti di istituto Pietro Grassi e Alessandro Gazzetti, che si sono presentati insieme ai professori Lamberto Giannini e Maurizio Sciuto. L'incontro, però, ha portato a un nulla di fatto e così, dopo una lunga consultazione, i ragazzi hanno optato per lo sciopero a oltranza. Martedì, dunque, è andato in scena l'atto secondo della protesta, più o meno con il solito copione. Stessa iniziativa mercoledì, quando però in mattinata hanno iniziato a circolare le prime voci di un possibile coinvolgimento di tutte le altre scuole. Cosa che è avvenuta giovedì, quando oltre tremila studenti hanno sfilato per le vie della città.
Gli studenti di ogni scuola sono partiti dal proprio istituto e sono arrivati in piazza Cavour con tanti piccoli cortei che poi si sono uniti per giungere sotto palazzo Granducale per chiedere una risposta definitiva alla Provincia in materia di sicurezza degli edifici. Lì ad aspettarli c’era anche lo stand del Caffè Tirreno, che ha dato voce a decine di studenti di varie scuole.
Comunque neanche il super sciopero a più voci ha dato subito i risultati sperati, così – tra lezioni via skype e ore di studio di gruppo a casa – gli studenti si sono presentati in strada anche venerdì e sabato, quando a Livorno sono arrivati anche ragazzi e ragazze da Pisa, dall'isola d'Elba e da altri comuni della provincia. Una marea di giovani che adesso, finalmente, potrà tornare in classe a fare lezione. Con gli occhi puntati sul 21 gennaio. —
Nicolò Cecioni
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