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M5S, De Falco fatto fuori con trentadue parole: «Un ordine di Di Maio, è un atto abnorme»
Ecco la lettera con cui il Movimento ha scaricato il comandante: nessuna motivazione, impugnerò il provvedimento
LIVORNO. Poco più di due righe, trentadue parole in tutto, escluse le formalità: intestazione in alto a sinistra e firma in calce. E soprattutto nessuna motivazione, se non quella che fa riferimento al volere del capo politico.
Se non fosse l’atto ufficiale con cui il capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato Stefano Patuanelli comunica l’espulsione dalla nave pentastellata al senatore e comandante Gregorio De Falco, potrebbe essere scambiato per il modo più semplice e meno impegnativo con cui si rompono relazioni su WhatsApp dopo un paio di appuntamenti andati male.
E invece si tratta della lettera – di cui Il Tirreno è in possesso – nella quale il movimento di maggioranza del governo giallo-verde scarica il soldato ribelle, colpevole di non aver ubbidito. L’atto protocollato il 3 gennaio 2019, quattro giorni dopo la decisione del Collegio dei probiviri, pubblicata sul Blog delle Stelle a Capodanno, che ha fatto esplodere il caso delle epurazioni dei quattro senatori dissidenti che in ultimo si erano opposti al decreto Sicurezza targato Salvini.
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Molti, a cominciare dal diretto interessato, aspettavano proprio l’atto ufficiale della “Casaleggio associati” per scoprire le motivazioni dell’epurazione. Al contrario, nella lettera, fatta recapitare via posta all’ufficio di palazzo Madama, non c’è traccia di alcuna contestazione sul punto o su comportamenti fuori dal contratto. «Con la presente – si legge – e su indicazione del capo politico, Luigi Di Maio, intendo comunicarle la Sua espulsione dal Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle a decorrere dalla data odierna». Stop.
Nessun riferimento ai tre voti con cui De Falco, eletto nel collegio Toscana 2, avrebbe fatto uscire dai gangheri i vertici del Movimento: il no al condono per Ischia, quello appunto contro il decreto sicurezza e l’ultimo, l’astensione sulla finanziaria. «Nell’espulsione dal gruppo parlamentare a firma del presidente del gruppo – spiega l’ex comandante – viene indicato il volere del capo politico che è anche pluriministro e vice premier, in quanto Luigi di Maio decide di espellere un parlamentare perché non gli sta bene. È il governo, dunque, che espelle un parlamentare. A difesa del Parlamento – va avanti – dovrò evidentemente ribellarmi e far annullare questo provvedimento abnorme, privo di qualsiasi motivazione che annichilisce la distinzione di poteri».
Per il momento il senatore che ora ha fatto le valigie nel gruppo misto, ha scritto alla presidente di palazzo Madama Maria Elisabetta Alberti Casellati. Ma non solo perché adesso, tramontata l’ipotesi di un passo indietro da parte dei vertici del Movimento, non c’è altra strada che mettere tutto in mano a un avvocato.
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