Il Tirreno

Livorno

Orgoglioso di questi ragazzi che chiedono una scuola migliore

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Sei giorni di manifestazione degli studenti (dell’Enriques ma non solo) meritano un'attenzione speciale, perché non vengano strumentalizzati o cadano vittime di una facile retorica. Queste sono le cose che credo meritino una particolare considerazione:

La Provincia è imputabile di gravi inadempienze, nell'aver promesso e garantito cose a parole e non averle rispettate nei fatti, ma non è il Babau. Se non riesce a trovare i soldi per pagare l'affitto, fino a giugno, dei fondi commerciali già utilizzati, è anche a causa dei tagli decisi prima con la legge 56 del 2014 (meglio conosciuta come Legge Del Rio), con cui si sono quasi azzerati i fondi agli enti locali - in particolare alle province - e poi con la finanziaria del 2017, quando si dispose di depotenziarle, le province. E, fra le cose di loro competenza, vi sono appunto scuole e strade, lo stato delle quali è sotto gli occhi di tutti.

La protesta è portata avanti fisicamente da questi ragazzi e da qualcuno di noi insegnanti, ma idealmente è sostenuta dalle famiglie, e quindi è da considerarsi estesa a gran parte della città.

Si sono letti o sentiti commenti sul fatto che in mezzo a quelle migliaia di ragazzi sventolassero anche cinque o sei bandiere rosse; o che hanno trovato un'ottima scusa per prolungare le vacanze di Natale; o che hanno intralciato il traffico creando disagio. A questi commenti miserabili va risposto che la manifestazione è trasversale, senza colore - anzi: coloratissima - e soprattutto è a difesa di diritti di cui godranno anche i figli dei suddetti commentatori.

Sei giorni di manifestazione senza il benché minimo episodio sopra le righe sono esemplari e meritano il plauso e il riconoscimento di tutti per la maturità con cui gli studenti stanno portando avanti la protesta. Chi si lamenta del fatto che i giovani non hanno più valori non ha la più pallida idea di cosa dice.

Questi ragazzi chiedono di essere formati nel modo migliore - oltre che garantito dalla Costituzione - nonostante si rendano conto benissimo della scarsità di prospettive che li aspetta una volta finito il ciclo di studi. Questo aspetto, apparentemente secondario, secondo me è cruciale.

Il problema non è particolare, di questo o quell'edificio, ma generale. Le mancanze burocratiche e le condizioni effettive della struttura in questione sono solo uno dei mille esempi diffusi su tutto il territorio nazionale, indici di una precisa volontà di impoverire il comparto dell'istruzione pubblica.

Salutiamo i buontemponi che fanno sarcasmo su come studenti e insegnanti giochino a fare i piccoli rivoluzionari. Senza capire che l'atto più eversivo, oggi più che mai, è proprio andare in classe, col desiderio di formare e formarsi.

*Insegnante del Liceo

“F. Enriques”

e autore di fumetti

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