Il Tirreno

Livorno

Livorno, studenti da tutta la Toscana uniti nella maxi-protesta

Maria Giorgia Corolini
Livorno, studenti da tutta la Toscana uniti nella maxi-protesta

Sesto giorno di sciopero. Fra i tremila del corteo anche tanti genitori: "La situazione era nota da tempo eppure scuola e istituzioni se ne sono disinteressate per ritrovarsi a gennaio"

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LIVORNO. Sono arrivati dall'Isola d'Elba, da Pisa, Pontedera, Rosignano Solvay e addirittura da Arezzo e Firenze per supportare la lotta dei compagni livornesi. Gli studenti delle scuole superiori non si fermano e al sesto giorno di protesta portano in strada più di tremila persone. Tanti anche gli insegnanti e i genitori presenti in coda al corteo, come Valeria Piccini e Alessandro Colombini . «Non è possibile che non ci siano aule a sufficienza: il diritto allo studio è previsto dalla nostra Costituzione e deve essere garantito». Nonostante sia stata offerta una soluzione per ovviare alla mancanza di aule dell'istituto Enriques, i ragazzi hanno deciso di portare avanti la protesta al grido di “Noi vogliamo scuole sicure”. «Se la soluzione ipotizzata sarà realizzabile martedì torneremo a scuola – spiega Alessandro Gazzetti, uno dei rappresentanti d’istituto dell’Enriques – il problema generale della sicurezza scolastica rimane: per questo sentiamo il dovere di portare avanti le nostre istanze».. “Sono più sicuro qui al corteo che sotto al tetto del mio liceo” si legge su un cartellone rosa che campeggia in testa al fiume di ragazzi. Partito da piazza Cavour alle 9.30, il corteo sfila fino a piazza Grande, e da lì al porto, per tornare verso la Provincia e fermarsi in piazza Civica per un'assemblea partecipata con studenti da tutta la Toscana. I genitori ascoltano. Condividono. E dicono la loro.

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«Una scuola che si deve organizzare sa quante sono le quinte che usciranno e quante le prime che entreranno, già nel 2017 doveva essere chiaro che nel 2018 sarebbero aumentati gli iscritti», affermano mamma Barbara Peccelini e babbo Ottavio Rosa, per la prima volta in piazza con le figlie iscritte al liceo Enriques. «Perché ridursi a trovare soluzioni emergenziali a gennaio dell'anno in corso? La Provincia doveva muoversi prima e meglio». Non si sono perse neanche un giorno di manifestazione le mamme Ilenia Cangemi e Federica Trillini: «La situazione era già nota da mesi eppure scuola e istituzioni se ne sono disinteressate fino ad arrivare a chiedere ai ragazzi di fare lezione nel pomeriggio, impedendogli di dedicarsi allo sport o ad altre attività. Era giusto protestare a fianco a loro». A tenere banco è la questione sicurezza. Non solo del liceo Enriques. Non c'è genitore che risponda “sì” alla domanda: «Se avesse saputo che la scuola dove ha iscritto suo figlio non era a norma, ce lo avrebbe iscritto lo stesso?».

A protestare sono proprio quei ragazzi che durante l’alluvione sono stati ribattezzati “bimbi motosi”. «La nostra è la generazione migliore, ne abbiamo dato prova anche nel post alluvione; vogliamo studiare e andare a scuola e siamo capaci di impegnarci per ottenere quello che ci spetta di diritto», dicono dai megafoni. «Essere dalla parte dei ragazzi è importante, devono capire sulla propria pelle che lottando per i diritti si può ottenere un risultato», spiega il docente del liceo Enriques Maurizio Sciuto, in piazza insieme al collega Lamberto Giannini. «Facciamo di tutto per insegnargli l'educazione civica e il rispetto per le istituzioni, poi, di fronte alla richiesta legittima del diritto allo studio, le stesse istituzioni mostrano inefficienza e arroganza. Speriamo che la soluzione ipotizzata sia percorribile e che la Provincia mostri ai ragazzi una faccia diversa». —

Maria Giorgia Corolini
 

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