Il Tirreno

Livorno

Chi c'è dietro le quinte degli euro-fondi che vogliono la Darsena Europa

Mauro Zucchelli
Chi c'è dietro le quinte degli euro-fondi che vogliono la Darsena Europa

Per i due maxi-fondi internazionali Infracapital e Infravia Capital Partners è cominciata da lontano la rincorsa per scendere in campo per investire nell’espansione del porto di Livorno con la più grossa operazione di finanza di progetto nella storia recente della portualità made in Italy

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Per i due maxi-fondi internazionali Infracapital e Infravia Capital Partners è cominciata da lontano la rincorsa per scendere in campo per investire nell’espansione del porto di Livorno con la più grossa operazione di finanza di progetto nella storia recente della portualità made in Italy: il doppio di quanto tira fuori il gigante Maersk a Vado, per dirne una. È cominciata forse nel febbraio 2017, quando mettendo un tavolo un assegno da 200 milioni di euro le due società finanziarie acquisiscono dalle mani di quattro grandi famiglie genovesi il 95% di Gip, la società che a quel tempo aveva in pugno quote in terminal come Voltri e Sech a Genova, Vecon a Venezia e soprattutto Tdt a Livorno. Soprattutto sì: il presente "fotografa" un terminal di 389mila metri quadri, una banchina di 1,2 chilometri, otto grandi gru di banchina, 863 prese in un polo frigo da 18mila metri quadri.

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Ma è principalmente il futuro a interessare: a fine 2014 il governatore Enrico Rossi ha messo sul tavolo un pacco di milioni (allora 180, ora fino a 250) che ha fatto uscire la maxi-Darsena dal libro dei sogni impossibili.Liquidati i portualiQuel "forse" bisogna cancellarlo quando, lo scorso anno, la Gip ora guidata da Infracapital e Infravia compra anche la quota di Tdt rimasta in mano ai portuali (20%): non ci sarebbe motivo di tirar fuori soldi per sbarazzarsi di un partner in affanno finanziario se non ci stesse per lanciare in una avventura che avrà bisogno di continue iniezioni di capitali.Ma chi sono i due maxi-fondi internazionali Infracapital e Infravia? Intanto, c’è da dire che hanno riportato sulle banchine livornesi l’era della grande finanza, che se n’era andata nel momento in cui il fondo Clessidra aveva lasciato la plancia di comando della Fratelli Elia, società di trasporto auto. Quando? Un anno e mezzo prima di allora. In realtà, è un segnale che i grandi gruppi sono tornati a fissare lo sguardo sul porto di Livorno

Negli ultimi anni ciascun big ha mosso le proprie pedine. Ad esempio, il gruppo di Emanuele Grimaldi: ha acquisito il controllo della finanziaria della famiglia Fremura (Coifi) e da lì è fifty-fifty con la famiglia Neri in Sintermar (e, tramite Sintermar, nell’alleanza con Tdt per creare Sdt nell’area in radice di Darsena Toscana finita sotto l’esame della Procura). Ad esempio, il compagnia di Vincenzo Onorato: ha rilevato Ltm, ha ricentrato su Livorno buona parte di Moby e Toremar, si è aggiudicato (con Marinvest di Msc) la privatizzazione della Porto 2000. Ad esempio, il colosso Msc: ha prima messo uno zampino nel terminal di Enio Lorenzini e ora è salito al 50% mostrando un’attenzione a Livorno talmente forte da far venire qui mr Gianluigi Aponte e una sfilza di navi da 9mila teu. E l’elenco potrebbe continuare...

FRA NOMURA E ROTSCHILD
Infracapital ha il pedigree britannico: quartier generale a Londra, manco a dirlo, fra Nomura e Rotschild. Sul porto di Livorno ha messo lo zampino comprando il controllo di Gip attraverso il fondo Infracapital Partners Lp da 908 milioni di sterline. Appartiene alla galassia dei fondi di M&G Investment, un gigante della finanza internazionale che al giugno scorso aveva in gestione un patrimonio di 285,8 miliardi di sterline per conto di clienti tanto europei che asiatici. E tuttavia M&G ha alle spalle una realtà ancora più grossa, quotata alle Borse di Londra, New York, Hong Kong e Singapore: è Prudential Plc, fatturato di quasi 87 miliardi di sterline, utile netto che sfiora i due miliardi e mezzo di sterline. E beni patrimoniali per poco meno di mezzo migliaio di miliardi di sterline: l’equivalente del prodotto interno lordo di tutto il Nord Africa dall’Egitto al Marocco (con 160 milioni di abitanti)...

Il maxi-fondo londinese fondato da Ed Clarke e Martin Lennon non è affatto un illustre sconosciuto qui dalle nostre parti. La prima cosa che viene in mente porta la data dell’estate 2016 e l’acquisizione del "People mover", riguarda il contestato mini-metro che a Pisa collega stazione e aeroporto. Non basta: all’interno dello stesso stock di infrastrutture soprattutto toscane compravendute ci sono i quattro ospedali toscani di Prato, Pistoia, Lucca e Apuane. Del resto, nel nostro Paese l’euro-fondo di casa M&G Prudential aveva firmato pochi giorni prima di Natale un accordo con Enel X nel segno dell’efficienza energetica per clienti commerciali e industriali con il passaggio di mano di undici impianti di cogenerazione e tri-generazione.Dentro l’alleanza con i britannici, Infravia è il partner francese. Se Prudential è un gigante la cui storia torna indietro fino a metà dell’Ottocento, i tempi di Cavour e Garibaldi, Infravia Capital Partners - base a Parigi nel 17° arrondissement, quasi Neuilly - invece ha una storia appena più che decennale (l’ha fondata nel 2008 l’ingegner Vincent Levita, alle spalle una esperienza da manager in Axa). Nell’affare riguardante i quattro terminal nei porti italiani compreso Livorno, questa società transalpina ha una quota di minoranza sì eppure abbastanza rilevante da non rassegnarsi al ruolo marginale di comparsa. In concreto, poco più del 42% nelle mani della controllata Infravia III Invest Société Anonyme, sede in Lussemburgo a Senningerberg, ufficio con vista sull’aeroporto del Granducato e sulla foresta di Grunewald.

CHI È INFRAVIA
Prima di esser rilevata dal proprio management, Infravia era nata sotto l’ombrello di Ofi Asset Management, che mostra il proprio biglietto da visita in cui si presenta come "una delle maggiori società francesi di gestione patrimoniale" e squaderna un portafoglio di beni in gestione per un ammontare di 70 miliardi di euro. Dà l’idea del ring finanziario sul quale si sta giocando il match: alle spalle di Ofi troviamo due fra le principali compagnie di assicurazione che esistano in Francia, la Macif con il 60,9% e Matmut con poco meno del 26%. Ma già i numeri di Infravia sono sufficienti a disegnarne la potenza di fuoco (finanziario): un’équipe di 28 professionisti che gestiscono 4 miliardi di euro di capitali attraverso quattro fondi che hanno in mano 29 grandi infrastrutture in 11 Paesi. -

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