Il Tirreno

Livorno

in venezia 

«Ragazzini fuori controllo, siamo prigionieri in casa»

Matteo Scardigli
«Ragazzini fuori controllo, siamo prigionieri in casa»

L’appello dei residenti di via del Casino: «Il Comune aumenti la sicurezza» Ogni domenica mattina la conta dei danni fra bottiglie vuote e sporcizia

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«Ci si trova ai garage» è il nuovo tormentone fra i giovanissimi livornesi, una chiamata allo sballo senza regole che spesso sfocia nel vandalismo. Dopo il tetto dell'Odeon (al quale Il Tirreno ha dedicato più articoli) la nuova frontiera della terra di nessuno, da questo autunno, si chiama via del Casino.

«Avranno poco più di 15 anni, vengono qui ogni sabato sera ubriachi e diventano i padroni degli accessi ai garage sotterranei», spiegano gli inquilini (una ventina di famiglie) di un condominio che affaccia sulla strada, una traversa di via San Marco nel quartiere della Venezia, che precisano: «Non siamo intolleranti nei confronti degli schiamazzi o la musica a tutto volume, né ci pesa tanto parcheggiare più lontano nelle serate della movida; le ragazzate poi le abbiamo fatte tutti. Ma non possiamo accettare il vandalismo né la totale mancanza di controllo».

I residenti mostrano le foto scattate nelle mattine domenicali: bottiglie di alcolici buttate o spaccate a terra fra pacchetti e cicche di sigarette, specchietti delle auto rotti, lampeggianti dei cancelli automatici divelti e deiezioni ovunque; addirittura scritte sui soffitti (alti poco meno di due metri) fatte con le fiamme degli accendini. I ragazzini insomma si rifugiano in quegli angoli riparati e poi si lasciano andare, in tutti i sensi. «In alcune occasioni hanno preso a calci le portiere delle auto, in un caso si sono messi a saltare sul cofano lasciandoci le impronte sopra», raccontano ancora gli inquilini, che attraverso l'amministrazione del palazzo hanno fatto denunce ed esposti, e non solo: «Una sera li ho visti che staccavano le pietre dalla parete dell'asilo (l'Alveare, sul retro dello storico Teatro San Marco, ndr) e ho intimato loro di smettere – prosegue uno dei residenti –. Pochi giorni dopo la Soprintendenza ha transennato quel tratto di parete».

Ma proprio affrontare a viso aperto quelli che, per la legge, sono poco più che bambini, spesso si rivela una tattica controproducente: «Una volta un ragazzino stava facendo pipì sul portone accanto al mio, gli ho detto che se proprio aveva bisogno poteva andare a farla non dove vive la gente e lui, per tutta risposta, mi ha mostrato sorridendo la vite di un cavatappi che stringeva nel pugno», racconta un altro inquilino, che poi continua: «Tante volte succede che, quando rientriamo la sera con la macchina e vorremmo entrare nei garage interni del palazzo, questi si rifiutano spostarsi per farci entrare. Ci sentiamo prigionieri in casa nostra».

Hanno chiamato anche le forze dell'ordine, i residenti. «Segnaliamo queste condizioni da mesi ma ogni volta i vigili non possono venire la notte, la polizia passa e non passa e i carabinieri lo stesso», si sfogano; ma non si arrendono: «I genitori facciano la loro parte ma il Comune, al quale paghiamo le tasse e che descrive ogni volta la Venezia come quartiere-esempio, faccia qualcosa per aumentare la sicurezza della nostra strada». —

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