Il Tirreno

Livorno

Concordia: i destini da quella notte, 7 anni dopo

Da sinistra: Francesco Schettino, Gregorio De Falco e Domnica Cemortan
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Da sinistra: Francesco Schettino, Gregorio De Falco e Domnica Cemortan

Schettino studia in carcere, De Falco è al centro di un caso politico, Domnica ha appena festeggiato il suo compleanno

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GROSSETO. L’ex comandante Francesco Schettino studia legge in carcere e cerca di fare pratica sportiva mentre sconta la condanna definitiva a sedici anni a Rebibbia. Gregorio De Falco, consegnato alla storia come suo alter ego di fatto, per via del celebre richiamo “Vada a bordo c...”, è passato alla politica dove appena alcuni giorni fa è stato espulso dal Movimento 5 Stelle ove era stato eletto come senatore in Parlamento. Ultimo post su Facerbook, dell’altro ieri: una poesia di Trilussa, sibillina. Si conclude così: «spesso er nemmico è l’ombra che se crea pe’ conserva’ un’idea: nun ce mica bisogno che ce sia...». . Anche la bionda moldava Domnica Cemortan, che era in plancia di comando vicino al comandante mentre la nave finì sugli scogli, annunciò, ben prima di De Falco, di volersi buttare in politica nel suo Paese. Agli atti del processo risulta aver percepito un risarcimento di trentamila euro come parte offesa. Su Facebook è attiva, polemizza contro la burocrazia del suo paese e inserisce foto di drink e autoritratti sorridenti. L’ultimo post è di pochi giorni fa per il 32esimo compleanno. Si conclude con la frase: «Sono invecchiata ma sono ancora qui, sono sempre me stessa».

Questi, sette anni dopo il naufragio della Concordia, i destini di alcuni dei protagonisti (a vario titolo) del disastro del Giglio, mentre l’isola si appresta a commemorare le 32 vittime con iniziative domani.

Schettino mai più potrà risalire al comando di una nave: l’ex comandante affida un’estrema speranza al ricorso alla Corte di Giustizia europea. Un ricorso per il quale i suoi avvocati stanno aspettando la data dell’udienza. Gli uomini del suo equipaggio, anche quelli della plancia, hanno proseguito le carriere marittime, magari in modo un po’ defilato.

Sparito invece “dai radar” l’ineffabile timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin accusato da Schettino di aver equivocato i suoi comandi nei metri decisivi per rimediare alla rotta errata: le autorità lo rintracciarono nel Sud Est Asiatico ma poi non si presentò al processo dove era co-imputato. Si gode la pensione l’ex procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, mentre proseguono in varie forme il loro lavoro, i magistrati del suo pool di inquirenti che ricostruirono interamente la vicenda – Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza –, così come l’inappuntabile giudice del tribunale di Grosseto Giovanni Puliatti, che guidò il collegio del primo processo al solo imputato Schettino, l’unico a scegliere il rito ordinario.

Silenziosi i parenti delle vittime. I gigliesi, domani, non si aspettano la loro presenza: come già gli anni scorsi preferiscono stare appartati col loro dolore. Tra loro forse potrebbe esserci Kevin Rebello, fratello del cameriere indiano Russell Rebello il cui corpo venne trovato mille giorni dopo.

 

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