Gioco
Addio a Giorgio Matteucci, pioniere nel lavaggio cisterne
Tra gli anni Ottanta e Novanta fu presidente del Consorzio livornese a Stagno. È stato sepoIto al cimitero dei Lupi accanto alla moglie
LIVORNO. «Fu un grand’uomo e un “omone” , in pratica inventò l’acqua calda e ci costruì su un’azienda in grado di sfamare una famiglia». Chiunque, da Livorno a Stagno, lavori o abbia lavorato negli ultimi quarant’anni con le cisterne (sia per uso industriale che alimentare) conosce il nome dei Matteucci, titolari da tre generazioni dell’autolavaggio all’incrocio tra via Mastacchi e via Provinciale Pisana. Attività fondata dall’uomo, Giorgio Matteucci, che ideò un sistema di bonifica dei serbatoi rivoluzionario per l’epoca, e che ieri si è spento all’età di 88 anni nella sua casa, vicino alla sua azienda.
Il figlio Graziano lo ricorda così, tifosissimo del Livorno e della Juventus e appassionato di modellismo: «Era alto quasi 1 metro e 90 e pesava 120 chili, ed è sempre andato allo stadio finché ne ha avuto le forze. Era sempre tranquillo ma urlava di continuo (perché non ci sentiva molto bene), anche se gli bastava uno sguardo per farsi capire (specialmente se avevi combinato qualcosa). È stato un ingegnere mancato, da giovane gli piacevano le moto e conobbe gli aeroplani quando fece il militare in aeronautica a Como, e se ne innamorò. Ma scelse di tornare a casa dalla moglie, tuttavia seppe far vivere la sua passione per gli ingranaggi negli aeromodelli che costruiva e faceva volare in compagnia degli amici, quando non era a casa o in ufficio a lavorare». Un ingegno che aveva ereditato dai genitori: «Prima dell’autolavaggio era conosciuto a Livorno come il figlio della sóra Maria, che in tempo di guerra sapeva trovare qualunque cosa per chi gliela chiedesse. E suo padre – nonno Corrado – si costruì da solo un macchinario per pulire i pozzetti. Lui invece poi s’inventò l’idea del braccio meccanico per pulire le cisterne, con le spazzole rotanti attaccate che spruzzavano l’acqua; fu l’invenzione dell’acqua calda».
Col tempo il suo nome divenne sinonimo del marchio nel settore delle cisterne, tanto che «a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta fu eletto e ricoprì la carica di presidente del Cal, il Consorzio autocisterne Livorno che ha sede a Stagno». Matteucci lascia i figli Graziano e Rita e cinque nipoti a cui era affezionatissimo, alcuni dei quali già avviati nell’azienda di famiglia. La salma è stata trasportata al cimitero dei Lupi dove Matteucci è stato sepolto a Santa Giulia, accanto alla moglie scomparsa 25 anni fa. «Era un gran mangiatore di bistecche, e da Antonio alle quattro strade se lo ricordano ancora», conclude Graziano, che piange la sua scomparsa insieme a tutta la famiglia: «Lui non sapeva che cosa fossero le bugie, e più di una volta per questo motivo è rimasto scottato. Ma mi ha insegnato a credere nelle persone. E a tutti coloro che verranno a salutarlo non chiediamo fiori, ma donazioni alle cure palliative».
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