Gioco
Tra cori, canti e striscioni la fantasia anima la protesta
“Se toccano uno toccano tutti”, “Cogito ergo protesto”, “Mancano le strutture, i tetti vengono giù delle vostre promesse non ne possiamo più”
LIVORNO. “Se toccano uno, toccano tutti”. “Tutti uniti nella lotta”. E ancora “Cogito ergo protesto”. Fantasia al potere e voglia di scandire, a colpi di striscioni, la protesta. Scrive, canta, manifesta il mondo studentesco livornese. A braccetto degli alunni del liceo Enriques ci sono tutti gli istituti superiori livornesi al corteo. Lo aveva annunciato il coordinamento studentesco e così è stato.
Partenza alle 9 da piazza Cavour: ad aprire il serpentone della protesta un lungo striscione che recita “Mancano le strutture, i tetti vengono giù, delle vostre promesse non ne possiamo più”. I primi ad arrivare sono gli studenti del liceo Niccolini-Palli e Vespucci-Colombo. Poi Orlando, Iti e Cecioni, sono arrivati insieme. Ognuno comincia a manifestare dalla propria scuola fino al ritrovo di piazza Cavour.
Per ultimi, infine, arrivano i liceali dell'Enriques che lungo la strada trovano e coinvolgono nel loro corteo anche quelli del Nautico. È una bella dimostrazione di unità. Pacifica, rumorosa, colorata, concreta. «Scuola sicura, vogliamo una succursale» ripetono gli studenti in coro, con la testa del corteo che intanto va avanti verso piazza Grande. Ad oggi, infatti, mancano aule adeguate ai liceali dell’Enriques per fare lezione: la succursale di via Calafati assegnata dalla Provincia risulta non a norma e la scuola non la vuole. È dal 7 gennaio che gli studenti scioperano.
È veramente un fiume in piena la protesta. Sono quasi tremila giovani. Enriques, Vespucci Colombo, Niccolini Palli, Iti, Cecioni, Buontalenti-Orlando-Cappellini. Ci sono tutti. La testa del corteo è all’ombra del Duomo e la coda si trova ancora nella prima metà di via Cairoli. Quando il corteo entra in via Grande gli alunni intonano “Bella Ciao”, piccoli partigiani in difesa della scuola pubblica. La destinazione è il Palazzo Granducale. Dietro a un furgoncino preso in “prestito” dalla Brigata di Solidarietà Attiva e ai ragazzi del coordinamento studentesco prende vita uno dei più partecipati cortei che si ricordi degli ultimi dieci anni. Nelle retrovie era presente qualche rappresentante politico e sindacale, ma nessuno ha voluto esporsi pubblicamente portando bandiere e simboli per non strumentalizzare la manifestazione. Dopo essere passati da piazza del Pamiglione e via San Giovanni, intorno alle 10.40 la manifestazione scortata dalla polizia arriva in piazza del Municipio per fermarsi sotto la Provincia, riempiendo il piazzale davanti al Comune. Lì, tra cori e slogan, i ragazzi aspettano l’esito dell’incontro tra i rappresentanti dell'Enriques (studenti e genitori) e quelli della Provincia, sperando che questa mobilitazione di massa riesca a sbloccare la situazione. Un incontro che si materializza a distanza di diverse ore con, al momento, un niente di fatto e l’impegno della Provincia, oggi, a valutare altre strutture con l’aiuto del Comune. —
N.C.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google