Il Tirreno

Livorno

In 3mila sotto la Provincia Caffè Tirreno con i ragazzi per raccontare la protesta

Francesca Suggi
In 3mila sotto la Provincia Caffè Tirreno con i ragazzi per raccontare la protesta

I liceali al IV° giorno di sciopero: si uniscono tutti gli altri istituti superiori  «Pretendiamo scuole sicure e siamo qui insieme a reclamarle»

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“Ora basta ignorare, ci dovete rispettare”. È solo uno dei tanti cori urlati al megafono contro la Provincia sgorgati dal fiume di 3mila studenti in corteo sotto Palazzo Granducale. Un serpentone partito da piazza Cavour. È Caffè Tirreno è in mezzo al mondo studentesco: la manifestazione è la più partecipata almeno degli ultimi dieci anni.

E il giornale della città fa da ulteriore amplificatore mediatico al liceo Enriques e a tutti gli istituti superiori cittadini che si sono uniti nella protesta per chiedere scuole sicure. Una protesta che unisce studenti, genitori e docenti .

«Abbiamo tutto il diritto di studiare in locali a norma e sicuri e dobbiamo pretenderlo, così come dobbiamo rifiutare categoricamente lo stravolgimento dell’orario scolastico con i doppi turni», Martina Frati è una studentessa del liceo Enriques, indirizzo sportivo. Lei dovrebbe rinunciare, in caso di lezioni anche pomeridiane, al suo sport, danza. Impensabile. Allo stesso modo la compagna Zelinda Nencini e il compagno Giorgio Bagnoli che gioca a rugby: «Tutti noi facciamo addirittura l’indirizzo sportivo, non è pensabile neppure sacrificare la vita dei prof e del personale scolastico: la Provincia deve trovare soluzioni, non è nostra competenza».

«No a qualsiasi situazione anti-didattica», tuona Martina Bianchi. Lei è in quinta. È tra quegli studenti che va verso l’esame di maturità: «Ovviamente sosteniamo la protesta e siamo qui, ma abbiamo bisogno di cominciare a fare lezione al più presto in locali idonei perché abbiamo l’esame». E ancora: «Non possiamo pagare noi la disorganizzazione degli enti: è da almeno due anni che si sa che l’Enriques ha bisogno di una succursale e c’era tutto il tempo per metterla a norma come si deve».

Un paradosso ben sviscerato proprio a Caffè Tirreno anche con Pietro Grassi, che insieme ad Alessandro Gazzetti (rappresentanti d’istituto) e a Celeste Bartolini è membro della consulta provinciale degli studenti. Sono loro che aggiornano i compagni sulle decisioni della Provincia. «Ci hanno detto che serve loro una settimana per trovare una soluzione ed individuare locali dove poter andare a fare lezione – spiega Grassi –. Noi abbiamo detto no ad una soluzione spezzatino e speriamo di poter avere una struttura tutta per noi, magari da condividere con altre scuole». Rilancia Gazzetti: «Noi ragazzi non possiamo essere mandati da una parte all’altra come numeri».

La questione sicurezza interessa tutti gli studenti in piazza a manifestare. «Frequentiamo il liceo Niccolini Palli e anche la nostra scuola non manca di problemi», dicono Lorenzo Contorno e Leonardo Niccolai. «Il caso dell’Enriques deve essere un’occasione per pretendere tutti manutenzione e sicurezza: noi al Nautico abbiamo muffa in palestra e altri disagi», aggiungono Caterina Cionini e Ginevra Parenti. E non manca di marcare bene il suo pensiero Luigi Ferrieri Caputi del liceo Cecioni: «È impensabile che nel 2019 si debba noi venire davanti alla Provincia per difendere il diritto allo studio: se c’è un problema a Palazzo Granducale scommetto che subito lo sistemano, perché nelle scuole no?». —

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