Gioco
Un super-comitato delle istituzioni per salvare la Darsena Europa
La proposta del governatore Rossi dopo le parole del vescovo «Al via un team di lavoro senza prime donne né segretario generale»
L’INTERVENTO
Dopo le interviste a Onorato e Baldissara (gruppo Grimaldi), dopo la sferzata del vescovo Giusti, sui problemi del porto prende la parola il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Lo fa con questo intervento sul Tirreno.
ENRICO ROSSI
La mia proposta, come sa anche il sindaco di Livorno con cui intendo collaborare, è la costituzione di un comitato di sicurezza. Questo comitato, come anche il sindaco dovrebbe sapere, non è composto da una persona, per quanto autorevole possa essere, ma dai rappresentanti delle istituzioni più importanti. La crisi a cui è arrivata la situazione del porto di Livorno rischia di produrre uno stato di ingovernabilità e di paralisi che pagano sopratutto la città, la Toscana, i lavoratori e le imprese collegate al porto in vario modo.
Dico subito che parlare e praticare guerre sulla pelle di un territorio è eticamente insopportabile. Se è vero che ci sono queste guerre si deve sapere che chi le fa sta bene, ha la pancia piena e continua ad arricchirsi. Le decisioni dell’autorità portuale viaggiavano già ad un ritmo lento che io dalla Regione ho sempre cercato di sollecitare riunendo almeno una volta al mese il comitato di sorveglianza per i lavori della Darsena Europa. Ora non è concepibile che le inchieste in corso paralizzino ulteriormente l’attività. Per questo sento il dovere di intervenire, tenuto conto anche del fatto che la Regione, nell’arco di pochi anni, ha messo a disposizione del porto 40 milioni per realizzare il collegamento ferroviario della Darsena Toscana, 19 milioni per lo scavalco di collegamento ferroviario tra porto e retroporto, qualche altra decina di milioni per gli escavi e ben 250 milioni per la Darsena Europa. Quindi il mio interessamento non deriva solo da competenze istituzionali che il titolo quinto della Costituzione assegna chiaramente in materia di porti, stabilendo che si tratta di materia concorrente tra lo Stato e le Regioni, ma anche dal fatto che, se quantificassimo i contributi erogati anche rispetto al governo nazionale, la Regione sarebbe sicuramente l’azionista di maggioranza, come del resto lo siamo anche per l’interporto, su cui abbiamo speso tantissimo per la costruzione e su cui siamo intervenuti per il salvataggio dalla bancarotta rimettendo le cose apposto. D’altra parte, senza il nostro impegno, la procedura della Darsena Europa non sarebbe stata incardinata così come è ora, avendo l’autorità portuale studiato un nuovo progetto più semplice e meno costoso e avendo fatto gli appalti per la progettazione. Operazione, quest'ultima, per cui, seppure con qualche ritardo, voglio ringraziare il presidente Corsini. Mi risulta anche che da qualche settimana è stata presentata la proposta di project financing per realizzare le infrastrutture private sulla Darsena Europa.
Questo dimostra, diversamente da quanto dicono troppe male lingue, che il porto di Livorno attrae e che la rinnovata volontà di investimento della Regione rappresenta un solido punto di riferimento per i privati. Risulta anche che questa proposta è stata presentata non da armatori ma da teminalisti. Un fatto che, a mio modesto parere, costituisce un vantaggio, perchè è un segnale di apertura al mondo anziché di privatizzazione della banchina ad uso esclusivo di una compagnia. Se questo avverrà, Livorno avrà carte importanti per primeggiare nel panorama europeo della portualità. Mi domando perché tale proposta non venga presentata alla città e discussa subito. Mi scuseranno tutti gli amici di Livorno, ma conoscono la mia franchezza. Non vorrei che queste guerre si scatenassero proprio ora, di fronte alla possibilità di un cambiamento della situazione del porto con la concreta prospettiva della Darsena Europa. Insomma guerre affinché nulla cambi. Una contrapposizione apparente e una complicità di fatto, che equivalgono a un conto salato per la città, i lavoratori e la Toscana. Per questo, raccogliendo anche l'invito del consigliere regionale Gazzetti ad attivarmi in questo particolare frangente, mi metto a disposizione e propongo di costituire un comitato politico istituzionale che, ferme restando le competenze di ciascuno degli attori coinvolti, abbia l'obiettivo di sciogliere i nodi su cui si è sviluppata la cosiddetta guerra.
Un gruppo di lavoro composto da me, dal sindaco di Livorno e dal sindaco di Collesalvetti, dal presidente della Provincia, dalla Camera di Commercio, dalla Capitaneria di porto e ovviamente dall’Autorità portuale. Propongo che questo gruppo, per sciogliere i nodi relativi a questioni di diritto amministrativo e commerciale, si avvalga della consulenza dell’Avvocatura regionale e ovviamente si riferisca ai pareri del Ministero delle Infrastrutture. Livorno e la Toscana devono dimostrare di essere in grado di governare questa delicatissima fase.
Quanto alla procura, è persino ovvio dire che essa sta facendo il suo lavoro. Noi dobbiamo rispettare la sua attività, ma per parte nostra non possiamo venir meno ai nostri obblighi istituzionali che sono quelli di favorire lo sviluppo del porto di Livorno e l’occupazione nella città. Ho appezzato moltissimo le parole del vescovo che ci sprona a lavorare per la crescita, a non demordere, a non abbandonare il progetto di sviluppo, a non cadere di nuovo nella paralisi. Quindi la mia prima mossa sarà parlare con ciascuno dei componenti di questo comitato che ho ipotizzato. Nessuna prima donna. Nessun segretario generale. Ma un comitato per la sicurezza in cui nessuno esercita veti ma solo proposte e soluzioni utili allo sviluppo del porto nel rispetto della legge. —
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