Gioco
Un anno dopo i rifiuti sequestrati da Lonzi sono abbandonati
Livorno, volati via i teli protettivi, dopo la chiusura dell’impianto avvenuta il 16 dicembre 2017 tonnellate di spazzatura lasciate alla mercé del vento
LIVORNO. Era l’alba del 16 dicembre 2017: dopo un’indagine durata due anni, i carabinieri forestali, su richiesta della direzione distrettuale antimafia, sequestravano l’impianto della Lonzi Metalli di via del Limone, oltre a quello della Rari, al Picchianti. Secondo l’allora procuratore antimafia, Ettore Squillace Greco, ora procuratore capo a Livorno, la sede di via del Limone, tante volte finita alle cronache per una serie di inspiegabili incendi divampati sui suoi piazzali, era il quartier generale di attività malavitose che per la Procura si svolgevano quotidianamente.
Lì, in uno stabilimento protetto come un bunker, con muri alti, filo spinato e telecamere, secondo gli investigatori, un gruppo di persone era quotidianamente dedito al traffico di rifiuti non trattati, anche pericolosi, che venivano miscelati a quelli non pericolosi e poi erano trasportati in discariche autorizzate al solo smaltimento di rifiuti solidi urbani. La quantità stimata di rifiuti smaltiti abusivamente è impressionante: 200mila tonnellate. Oggi, quasi 13 mesi dopo quel blitz, mentre le indagini ancora non sono state chiuse, i rifiuti sequestrati sono ancora lì. Abbandonati. Alla mercé dei venti, della pioggia, delle intemperie.
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Le foto scattate dal nostro Dario Marzi si commentano da sole: i cumuli che superano anche di 4 metri l’altezza massima delle baie, i teloni utilizzati per la loro copertura in buona parte volati via, la spazzatura libera di svolazzare in aperta campagna, nei campi intorno alla Lonzi, dove tra l’altro - come avevamo scritto ai tempi dell’inchiesta - opera anche un’azienda di agricoltura biologica. E quando piove il percolato. «I rifiuti sono ancora qui, ma noi manteniamo il presidio in sicurezza», aveva garantito alla fine dell’estate al Tirreno, Robi Morreale, amministratore unico della Lonzi.
Morreale auspicava in quei giorni che il dissequestro avvenisse a breve, in modo da poter ripartire con l’attività dopo i controlli sulle baie da parte di un ente terzo. Ma sono passati altri quattro mesi e mezzo e niente è cambiato. E i residenti tornano a chiedere che la Lonzi non faccia danni all’ambiente neanche adesso che l’attività è ferma: «Possibile che tonnellate di rifiuti possano essere abbandonati così? Se è Lonzi che deve tenere in sicurezza il presidio, chi deve controllare che ciò avvenga? La Procura distrettuale antimafia di Firenze? I carabinieri? Tra l’altro non si sa che tipo di rifiuti siano contenuti in quelle baie sequestrate: secondo le indagini c’erano toner, materiali pericolosi, mercurio, vernici, olii ammassati. Tutta quella roba ora vola nei campi e con la pioggia rischia di inquinare terreni e corsi d’acqua».
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