Gioco
Porto di Livorno, scontro tra armatori. Il sindaco: "Stop alle liti"
Nella guerra sulle banchine fra Onorato e Grimaldi il sindaco M5s livornese si propone come pacificatore e invita i duellanti a smetterla di litigare
LIVORNO. «La smettessero di litigare. Il mio sforzo è quello di rimettere intorno a un tavolo i duellanti perché devono piantarla di pensare ai traffici portuali come una torta da spartirsi che resta quella e ognuno ha da strillare per arraffare la fetta più grossa. No, se la competizione resta nell’alveo della concorrenza fa bene a tutti: operatori, porto e città. Semplicemente perché ciascuno va fuori a conquistare traffici che ancora non sono qui e la torta diventa più grande per tutti». Di fronte al porto lacerato fra conflitti istituzionali (Authority vs Capitaneria) e guerre commerciali (Onorato contro Grimaldi), il sindaco Filippo Nogarin, 48 candeline sulla torta di compleanno nella stessa data di Ivan Illich e Anthony De Mello, rivendica per sé il ruolo di pacificatore. Come dire: se cercate i “caschi blu” eccomi qui, sarò la vostra Onu.
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In realtà, lei spesso è apparso più nelle vesti dell’incendiario che in quelle del pompiere…
«Di me si è detto di tutto, perfino che sono uomo da rissa: si sa che le botte si prendono e si dànno, non mi tiro indietro. Ma c’è anche il momento in cui questo non è opportuno: mi sto ritagliando questo ruolo e sto cercando di far sì che le parti dialoghino».
Lei ha lanciato un grido d’allarme preoccupato: rischiamo che Grimaldi se ne vada. L’ha detto nel giorno di San Silvestro, dunque avvalorando l’idea che le cose fossero talmente gravi da non aspettare un istante in più.
«Se un operatore del calibro di Grimaldi dice così, non lo sottovaluterei. D’altronde, la riforma Delrio ha avuto una appendice “ad personam” per tagliare fuori me dal comitato di gestione. In quel consesso ci sono l’autorità portuale, l’autorità marittima e il sindaco. Se gli altri due litigano, è davvero una genialata tagliar fuori chi può riportare un po’di equilibrio? ».
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Questa è una domanda retorica, invece gliene faccio una io: non c’è il rischio che il suo intervento la schieri dalla parte di Grimaldi e dunque aumenti quella polarizzazione fra due fronti contrapposti che è l’anticamera dello scontro finale?
«Macché. Il mio intento è quello di rimettere le cose in carreggiata e aiutare tutti a ritrovare un equilibrio. Come? Ad esempio, sollecitando il ministro Toninelli ad aprire un tavolo inter-istituzionale per sbrogliare la matassa…».
Chiarendo cioè come si intrecciano le competenze di Authority e Capitaneria per evitare che l’una pesti i piedi all’altra?
«Certo. Ma guardi che non è un problema solo del porto di Livorno. Ma qui con lo scontro fra i big delle flotte e l’intervento della Procura, c’era il rischio che tutto si bloccasse. L’ho gridato perché se un sindaco vede un pericolo per la sua città deve dirlo ad alta voce».
Onorato dice che Livorno è talmente fondamentale nella geografia delle rotte di Grimaldi che non se ne andrà mai: insomma, è un bluff...
«Bisogna uscire da questa logica da harakiri. Piantiamola di vedere chi vince e chi perde: o vince la città tutta o perde la città tutta. E stiamo parlando del porto più importante dell’Alto Tirreno…».
Genova e La Spezia non saranno d’accordo…
«Ma io parlo in termini di potenzialità di sviluppo. L’estensione e il livello di infrastrutturaione della piana alle spalle del porto ne fanno lo scalo più interessante agli occhi di chi guarda al domani e forse, anzi soprattutto, al dopodomani. La portualità non è quella di cent’anni fa: non c’è solo da guardare alla profondità dei fondali. Lo dico sapendo che in Italia quando si parla di economia del mare si ha a che fare con sei ministeri differenti. Ha capito bene: sei».
E ora per uscire dal tunnel, dove lo andiamo a cercare un pacificatore che possa mettere attorno a un tavolo le parti?
«Lo ripeto. È quel che sto facendo. A dispetto di una riforma Delrio che ha cercato di mettere in un angolo i sindaci. Dispiace che il destino di un porto rischi di ridursi al litigio fra grandi armatori e nel mezzo c’è la città a pagarne il prezzo».
Ma questo scontro non è l’unica “malattia”: nello specifico livornese, lei contro cosa punterebbe il dito?
«Balza agli occhi la difficoltà di sentirsi comunità che ha il mondo del porto. Non sarà una malattia esantematica che colpisce solo qui ma a Livorno questo settore ha sempre funzionato per fughe in avanti di singoli. Ora non basta più: i singoli operatori non possono competere con i grandi gruppi internazionali, la comunità portuale deve capirlo».
Lei all’inizio del mandato andava a giro la notte per scoprire l’altra faccia della portualità annunciando una indagine-verità che poi non si è vista.
«Questo lo dice lei. Ad esempio, la gara dei bacini: ero da solo contro tutti in comitato portuale. E poi, la privatizzazione della Porto 2000: lo dico con amarezza, e tanta, ma l’aggiudicazione è rimasta appesa lì al nulla. Di più: avevo chiesto che le concessioni venissero analizzate vagliando cosa era stato promesso e cosa era stato realizzato, magari rimettendole in discussione».
Non ha presentato neanche l’annunciato contro-dossier su Ocean Shipping.
«Costava mille euro a pagina, non aveva nessun valore: non l’avevano nemmeno certificato. È stato poi il mercato a certificare che avevo ragione: i bandi sono andati deserti».
Forse sono andati deserti per altri motivi. Ma non è sfiorato dal dubbio di aver fatto almeno un errore in campo portuale? Per alcuni cardinali il dogma dell’infallibilità non vale più nemmeno per papa Francesco…
«Errori ne ho fatti. Porto turistico, comparto bacini, Porto 2000: abbiamo davanti una città che si ritrova carente di qualcosa che è lì e non viene espresso…».
No, io parlavo di errori fatti da Filippo Nogarin. Ce ne sarà uno?
«Non ho dedicato abbastanza tempo alla battaglia alla testa delle città portuali dell’Anci: noi sindaci eravamo d’accordo, al di là del colore politico. Poi dal punto di vista umano, forse ho alzato un po’i toni con Gallanti e con Provinciali».
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