Il Tirreno

Livorno

la protesta  

In oltre mille al corteo contro preside e Provincia

Nicolò Cecioni
In oltre mille al corteo contro preside e Provincia

Un fiume di studenti ha sfilato da via della Bassata a palazzo Granducale «Vogliamo classi sicure». In piazza anche genitori, bidelli e insegnanti

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Come annunciato, quello dei ragazzi dell'Enriques è stato un non-rientro a scuola dopo le vacanze di Natale: ieri mattina oltre mille persone si sono ritrovate davanti all'istituto per dare inizio a uno sciopero che ha unito studenti, insegnanti, personale Ata, Rsu e genitori.

Via della Bassata per circa un'ora è rimasta chiusa al traffico, invasa dalla rumorosa protesta degli alunni che hanno scandito cori contro le istituzioni scolastiche, sia verso la Provincia, responsabile degli edifici scolastici, che verso la preside Manuela Mariani. I tempi sono cambiati e oggi ai ritornelli di matrice politica si preferiscono quelli pop. E così qualcuno su un cartello rosso aveva scritto “Manuela torna a casa”, prendendo in prestito il tormentone dei Maneskin e sostituendo la celebre Marlena con il nome della dirigente dell'istituto.

“Più aule, meno pomeriggi” e “Chiediamo una struttura sicura, no ai doppi turni” erano invece i messaggi riportati sui due striscioni che hanno guidato il corteo, che dall'Enriques è arrivato fino a palazzo Granducale.

La marea studentesca, che ha percorso piazza Mazzini, scali Novi Lena e scali Cialdini prima di invadere via Grande, ha riscosso grande consenso un po' da tutti, compresi i “colleghi” dell'Istituto Nautico che al passaggio della carovana si sono affacciati per applaudire e dare la propria solidarietà.

«La mia classe era a Porta a Mare - racconta Rehna Zarruk, studentessa della 3ªD che ha sfilato tenendo sempre lo striscione in mano - e c'erano parecchi problemi. Avevamo il bagno in classe e ce n'era uno solo sia per maschi che per femmine. Poi dovevamo spostarci durante la mattinata per andare alla sede centrale. Non potevamo andare avanti così, ma la soluzione non possono essere neanche i doppi turni».

In mezzo alla folla anche un gilet giallo, quello di Farah Vece. «Mia mamma è francese – spiega l'alunna – e ho approfittato di questo simbolo per cercare di dare maggior voce a questa protesta. La mia classe (la 3ªA) è una di quelle che rischia di fare i doppi turni, ma quando mi sono iscritta, l'ho fatto pensando di andare a scuola dalle 8 alle 13. Non il pomeriggio. Dopo pranzo ho altre attività, faccio sport e teatro. Non voglio rinunciarvi».

A proposito di sport, le lezioni il pomeriggio penalizzerebbero parecchio i ragazzi del liceo sportivo. «La preside e la Provincia - raccontano Davide Santucci, 4ª E, e Alessandro Lepri, 3ª E - non hanno fatto abbastanza per tutelarci. Noi siamo del liceo sportivo e il pomeriggio ci alleniamo. Entrambi giochiamo a basket nella PL e andare a lezioni sarebbe un problema. Non è giusto che per colpa della disorganizzazione della scuola, ci dobbiamo rimettere noi ragazzi».

I due leitmotiv della mattinata sono stati “Questa non è una passeggiata, ogni scuola sarà una barricata” e “scuola pubblica, scuola sicura”. È stato lanciato qualche piccolo petardo di tanto in tanto, ma non ci sono stati momenti di tensione. È emersa invece evidente la volontà di risolvere un problema vero, reale.

Come dicevamo, oltre agli studenti, hanno sfilato anche diversi genitori. «I doppi turni non possono essere una soluzione - ha commentato Loredana Sagona - al massimo potrebbero fare 30 ore spalmate in 5 giorni».

«Come sono stati usati i soldi che la Provincia ha speso per il Calafati?», ha chiesto Claudia Leone. Mentre una domanda provocatoria è arrivata da Lucia Rossi: «Dato che i palazzi della Provincia sono semivuoti, perché i ragazzi non possono andare a fare lezione lì e i dirigenti provinciali non si trasferiscono al Calafati? Tanto è sicuro...».

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