Il Tirreno

Livorno

Cecioni, la madre sporge denuncia: «Mio figlio aggredito a scuola»

Matteo Scardigli
Cecioni, la madre sporge denuncia: «Mio figlio aggredito a scuola»

La donna risponde al preside: «Tutte scuse, le botte non sono “insussistenti”». E dopo le reazioni sui social prepara un secondo esposto: «Sono indignata»

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LIVORNO. La madre di Dario (nome di fantasia per tutelare la vittima), il ragazzo disabile che ha raccontato di esser stato insultato e picchiato da tre bulli nei corridoi del Cecioni al volto e all’addome finché non si è accasciato a terra, ha mantenuto quanto promesso.

«Con il nostro avvocato abbiamo depositato una denuncia contro ignoti» precisa ancora al Tirreno, rafforzata nella sua determinazione dall’ondata di commenti che l’articolo ha sollevato (e continua a sollevare) su internet. E ora non ha intenzione di limitarsi all’esposto: «Il preside Giuseppe De Puri si sta arrampicando sugli specchi, non è possibile sostenere che ciò che mio figlio ha subito è “insussistente”: ci sono i referti del pronto soccorso e le indagini della polizia. Lunedì tornerò dal mio legale e valuteremo il da farsi, perché dopo il penale adesso ho intenzione di intervenire anche in sede civile».

Al suo arco la madre dice di avere molte frecce, oltre alla versione raccontata dal figlio. C’è quell’ora di buco tra la presunta aggressione e la chiamata ricevuta per avvisarla del ricovero di Dario nell’infermeria del Cecioni (che pure era stata ben messa al corrente della sua fragilità che poteva essergli fatale), le condizioni in cui lo ha trovato («il naso sembrava rotto», spiegava), e infine il fatto che l’insegnante di sostegno non fosse con lui al momento in cui lei è arrivata a scuola.

Ma soprattutto non si capacita del fatto che nonostante la vicenda sia ambientata al momento dell’intervallo, sotto gli occhi di tutti, nessuno si sia fatto avanti per denunciare. Che in tutti questi giorni nessuno le abbia riferito i nomi dei tre presunti aggressori, nemmeno in privato. «Io non so chi siano questi tre, e perché facciano così tanta paura da non poter essere indicati come i responsabili della vile aggressione a mio figlio».

È il silenzio che rende la sua indignazione inarrestabile: «Se almeno la scuola si fosse scusata con me magari sarei tornata sui miei passi, e invece in questi settimane non sono stata contattata in alcun modo. E alcune di quelle reazioni sui social sono semplicemente assurde, addirittura c’è chi sostiene che mio figlio avrebbe “attaccato” per primo! Ma chi lo conosce, chi semplicemente lo guarda e non può non riconoscere la sua disabilità che gli impedisce fisicamente di aggredire qualcuno, non si sognerebbe mai di pensare una cosa del genere. Tantomeno la cosa poteva passare inosservata ai tre bulli, che lo hanno insultato e picchiato sapendo bene che aggredivano una persona fragile e incapace di difendersi da sé». 
 

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