Gioco
«Di fronte a episodi di bullismo la scuola sminuisce o ignora»
Un’insegnante e una coordinatrice pedagogica scrivono al Tirreno per raccontare ciò che hanno sperimentato negli istituti livornesi
«Spett.le Redazione, stamani (giovedì, ndr) ho letto nella cronaca l’articolo che riporta l’increscioso episodio accaduto a Dario, alunno del Liceo Cecioni».
Inizia così la lettera che Maria Sinatti, insegnante in pensione, e la cugina Anna Sinatti, ex coordinatrice pedagogica per le scuole dell’infanzia, hanno scritto insieme al Tirreno. Entrambe hanno lavorato per anni sul territorio livornese, dove hanno potuto osservare a diversi livelli la reazione dell’istituzione scolastica di fronte a episodi simili a quello del quale Dario è stato vittima. E in seguito al racconto della madre, pubblicato dal Tirreno, hanno scelto di esprimere la propria opinione.
«Vorrei esprimere il mio disappunto per l’atteggiamento tenuto dalla Presidenza, secondo la quale il fatto è “insussistente”. Qui non voglio esprimermi in merito alla veridicità dei fatti, voglio solo dire che vi sono delle gravi omissioni: i genitori avvisati con notevole ritardo, l’ambulanza arrivata dopo un’ora, l’insegnante di sostegno non presente. A detta della madre tutto ciò poteva avere gravi conseguenze emotive, data la fragilità del ragazzo, ben nota alla scuola».
E poi ecco l’accusa, basata sull’esperienza maturata in anni di insegnamento.
«Come insegnante, con una lunga esperienza in vari istituti cittadini, posso senza alcun dubbio affermare che, ogniqualvolta si sono verificati episodi di bullismo più o meno gravi l’atteggiamento della scuola ha sempre teso a sminuire l’accaduto o ad ignorare il tutto».
Affermazioni forti, che tuttavia le due educatrici esprimono senza timore.
«La scuola dovrebbe essere il luogo non solo del sapere ma, soprattutto il luogo dove si insegna a vivere in modo civile, rispettando tutti ma in particolare gli elementi più deboli. I ragazzi stanno formando la loro personalità, gli adulti devono avere un atteggiamento adeguato ed essere in grado di affrontare situazioni complesse. Capisco che far finta di niente, mettendo un coperchio sopra le cose è più semplice ma diseducativo».
Le questioni sottolineate dalle due insegnanti sollevano altri interrogativi, che spingono a ulteriori riflessioni.
«Mi chiedo inoltre, al di là dei fatti, quale supporto ha avuto la madre? Forse è più importante l’immagine che la scuola vuol dare? Per esperienza direi proprio di sì, altrimenti si perdono le iscrizioni?».
La lettera si chiude con un incoraggiamento alla donna, e insieme con una critica all’atteggiamento che l’istituto che avrebbe tenuto nei confronti del ragazzo in occasione della presunta aggressione.
«Mi auguro che la madre di Dario porti avanti la sua causa fino in fondo, sostenendo il figlio messo da parte dall’Istituzione Scolastica». —
Maria Sinatti,
Anna Sinatti
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