Gioco
Scope volanti, calze e sacchi pieni di chicchi: ecco l’officina segreta delle befane coraggiose
Livorno, vigili del fuoco al lavoro per preparare lo spettacolo che incanta i bambini: l’appuntamento è in piazza Grande
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LIVORNO. Il paese dei balocchi e della Befana volante, dei dolciumi e dei regali, delle grandi scope, dei gonnelloni e dei sacchi di juta pieni di caramelle, si nasconde dove non ti aspetti. In una stanzetta dentro la caserma dei Vigili del Fuoco dove una formula magica fatta di entusiasmo e tradizione, solidarietà e tenerezza, mischia il gioco e la festa ad attrezzature che evocano momenti drammatici o comunque difficili. E dove uomini abituati a rischiare la vita per la vita degli altri - questa è gente che si è calata nelle viscere della Costa Concordia nella notte della tragedia e ha sfidato i crolli dei terremoti e le acque dell’alluvione - si prendono una pausa dal lavoro necessario e spesso doloroso per portare allegria e far divertire i bambini. Befane volanti per passione, tre uomini e una scopa ma anche allenamento e una macchina organizzativa che pure sul profilo strettamente tecnico deve funzionare alla perfezione e garantire la sicurezza al collega che si lancia da decine di metri. Età diverse, storie diverse ma tutti professionisti di alto livello, quelli che nella quotidianità scendono in campo quando il gioco si fa duro insomma.
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Sono Mauro De Fusco, il decano delle befane dei Vigili del Fuoco e i suoi colleghi Enrico Fecchi e Roberto Calvetti. Nonno Mauro è un pompiere in pensione e dopo oltre 30 anni di performance come befana volante “fuori” dalla caserma ora veste i panni della dispensatrice di regali durante lo show che si svolge la mattina dell’Epifania (ore 10) nel piazzale davanti alla caserma per i figli dei dipendenti e gli amici. «Io ho sempre amato intrattenere i bambini mettendo al loro servizio le competenze del nostro mestiere - spiega -. Sono stato padre e poi nonno, quello sguardo incantato dei bimbi che ci guardano scendere da palazzi e campanili ancora mi commuove». Enrico Fecchi è il più giovane dei tre, ha 47 anni, e da quando Mauro è in pensione si alterna con Roberto Calvetti, che di anni ne ha 57, nei panni della Befana.Di anno in anno, di location in location, uno si cala e l’altro, insieme a una squadra che dirige le operazioni, gli fa da “assistente”. Tutti e due sono dei super esperti del nucleo Saf (speleo-alpino-fluviale), lavorano duro ma il tempo per il rito della befana, per il laboratorio dove si sistemano le scope e si scelgono le maschere per diventare befane a tutti gli effetti, si perfezionano i travestimenti che devono abbinarsi all’equipaggiamento di sicurezza, lo trovano ogni anno, anche loro da almeno un ventennio.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.17623350:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2019/01/05/news/la-befana-si-lancia-dai-campanili-gli-appuntamenti-nelle-piazze-della-toscana-1.17623350]]Racconta Enrico: «I miei figli, Claudia e Matteo, che hanno 11 e 12 anni, non hanno capito che ero io quella Befana volante fino allo scorso anno quando mi hanno smascherato. Al di là che ho sempre adoratola festa della Befana, forse più del Natale, credo che poter regalare ai bambini un sogno come questo sia una soddisfazione unica». Nel laboratorio dei balocchi ci sono anche foto e ritagli di giornale che narrano passate imprese befaniere e un bel po’ di “ciucci”. «Ce li regalano le mamme o i bambini come ricordo quando atterriamo - racconta Roberto, mentre lavora a un manico di scopa che va avvitato per benino - e noi li conserviamo, li attacchiamo alla sottana. Anche io ho sempre amato il rito dell’Epifania e queste nostre “acrobazie” lo hanno reso un rito di famiglia, per mia a figlia che ha 30 anni , per il mio nipotino di due anni e mezzo».
Insomma come se i Vigili del Fuoco, quando diventano Befane per un giorno, volessero diffondere in tutta la città la dimensione familiare che aleggia nella caserma («sapesse quanti dei nostri figli, e ora anche figlie, pensano di fare questo lavoro, ci chiedono di provare a scendere il “palo” così come molti di noi hanno seguito le orme dei padri»). E magari anche dimenticare, per il tempo di una discesa spericolata e gioiosa, tutte le sfide vere della loro carriera.
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