Gioco
Guerra in Darsena, il fronte del porto guarda a Rossi per ritrovare la pace
Il presidente della Regione visto come l’ “Onu delle banchine” per uscire da una lite che rischia di paralizzare tutto
Non ci resta che il governatore. È il tam tam che si alza dalla comunità portuale di Livorno a caccia di una figura al di sopra delle parti che al tempo stesso abbia peso politico tale da poter diventare il riferimento pacificatore nel bel mezzo di una guerra senza quartiere. Ancora però non ha preso la forma di un appello vero e proprio: anzi, ciascun pezzetto del puzzle delle banchine sembra rispondere soprattutto alle logiche delle alleanze commerciali con Grimaldi e Onorato, i due grandi protagonisti della battaglia campale che divampa a Livorno come cuore di uno scontro su tutti i fronti territoriali.
Ma parlando con il cronista a taccuino chiuso, ecco che salta fuori l’esigenza di un intervento da “Onu delle banchine” del quale Il Tirreno ha già dato conto. In capo a chi? Il problema di questa “guerra” è che ha contagiato anche le istituzioni di riferimento: da un lato, la Procura ha puntato i propri riflettori contro l’attività dell’Authority; dall’altro, più di un terzo dell’intero gruppo parlamentare di Forza Italia (36 deputati) ha attaccato pesantemente l’Autorità marittima.
E se finora era stata in certo qual modo la Confindustria a fungere da “camera di compensazione” in cui mediare gli attriti fra le componenti imprenditoriali, ora è difficile credere che basti la forza di una organizzazione di categoria a «rimettere i tuorli dentro i gusci delle uova dopo che è stata fatta la frittata», come raccontava ieri una delle figure di rilievo sulle banchine livornesi.
Nessuna novità, intanto, sul fronte del funzionamento dell’ente: già da una settimana è stato comunicato formalmente che slitta a data da destinarsi il comitato di gestione che prima di Natale era stato rinviato in extremis “a voce” perché una squadra di finanzieri stava raccogliendo carte a Palazzo Rosciano.
Resta da capire se, in mancanza di un invito formale, il presidente della Regione Enrico Rossi se la sentirà di scendere in campo: ma il governatore è anche l’amministratore pubblico che ha messo sul tavolo un pacchetto da 250 milioni di euro (anzi, una capacità di indebitamento pari a 12,5 milioni per venti anni). Nessun’altra Regione ha mai investito così tanto in un porto: davvero è disposto a rischiare il rischio di un patatrac senza muovere un dito? Che si creda o no al dossier di Ocean Shipping Consultants, senza l’espansione a mare il porto di Livorno avrebbe poche alternative alla decrescita infelice, anzi rabbiosa. —
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