Il Tirreno

Livorno

«Negare una banchina libera significa ostacolare le imprese»

di Giulio Corsi
«Negare una banchina libera significa ostacolare le imprese»

Giorgio Mulé (Forza Italia) spiega l’interpellanza urgente al ministero: «Il comandante del porto  deve rispettare la legge e le proprie competenze. L’accosto alla 42N non danneggiava nessuno» 

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L’INTERVISTA

Giulio Corsi

Giorgio Mulé, parlamentare di Forza Italia e primo firmatario di un’interpellanza urgente presentata al ministro dei trasporti da 36 deputati azzurri su “dannosi personalismi nell'esercizio delle pubbliche funzioni” da parte del comandante della capitaneria di porto di Livorno: perché il suo partito è sceso in campo in maniera così forte su una questione, almeno apparentemente, così locale?

«Guardi, l’atto è stato firmato da tutti i nostri deputati della commissione trasporti e da quelli della Toscana, a partire dal coordinatore Mugnai, e sarei arrivato facilmente a 104 nomi, sennonché abbiamo raccolto le adesioni nel giro di poche ore e ci siamo fermati a 36, ma la condivisione è massima ed è come è se fosse firmato da tutti i deputati del gruppo».

A maggior ragione: perché Forza Italia interviene in maniera così netta sui fatti che stanno agitando il porto di Livorno?

«Man mano che i giorni passano e che il Tirreno racconta le varie prese di posizione, la faccenda di Livorno sta assumendo una connotazione che non è quella che origina dal nostro documento e si sta inquinando di elementi che non c’entrano nulla, come Onorato che attacca l’Autorità di Sistema. L’interpellanza dice una cosa chiara: c’è un’impresa, non mi interessa come si chiama, che vuole fare legittimamente il proprio lavoro e vuole utilizzare il porto. Il porto dovrebbe avere tutto l’interesse a lavorare e ad essere sempre pieno. Il fatto che per due volte si siano verificati degli episodi che a nostro giudizio violano le regole, ci fa dire che serve una parola di chiarezza da parte del ministero dei trasporti».

Beh, l’impresa si chiama Grimaldi: significa che Forza Italia ha preso una posizione nella battaglia in corso con Onorato?

«No. Io sono amico di Onorato, lo sono da un sacco di tempo, e anche di Grimaldi, ma sono più amico della verità: il 15 e il 16 dicembre si sono registrati due dinieghi di accosto alla banchina pubblica del Molo Italia decisi dal comandante del porto per la motonave Hoegh Singapore, Grimaldi Euromed, che aveva richiesto di attraccare per sbarcarvi circa 1000 autovetture, che il terminal contrattista non avrebbe potuto collocare nei propri piazzali perché occupati da autoveicoli in attesa di ritiro. Il 27 dicembre un caso simile è accaduto per la Msc Cristiana. Siamo partiti da due casi che sono esemplari per lanciare un allarme sul porto di Livorno».

Il Pd, con un intervento di Andrea Romano, vi ha criticato per aver fatto “una invasione di campo per difendere uno solo dei vari soggetti economici attivi in porto”...

«Con Andrea ci conosciamo benissimo, quel documento non è farina del suo sacco, perché non può scrivere che io sono il capogruppo di Forza Italia. È ovvio che non l’ha scritto lui ma deve averglielo scritto qualcuno e lui ci ha messo la firma. Ma l’errore è voler mettere un cappello su una vicenda che non c’entra nulla con la politica».

Voi però ci state mettendo il vostro...

«Noi diciamo che un’impresa deve essere messa in grado dallo Stato di svolgere il suo lavoro, nel rispetto delle regole, e non si possono frapporre ostacoli che a mio avviso risiedono solo in una impuntatura, che non capisco da dove derivi, del comandante del porto, il quale invade competenze che secondo noi sono dell’Autorità di Sistema. Forza Italia fa quello che deve: ci hanno segnalato questi fatti, chiediamo al ministero se ne è a conoscenza, se corrispondono a verità e cosa ha intenzione di fare per garantire il rispetto delle competenze. Quale sarebbe l’invasione di campo?».

Chi vi ha segnalato i due episodi?

«Mi ha chiamato Grimaldi, con loro ho una consuetudine trentennale, come ce l’ho con Onorato. Se mi avesse chiamato Vincenzo avrei fatto la stessa cosa. Lui, Manuel, Baldissara, Aponte lo sanno: io sono amico del sistema, dalla Liguria alla Sicilia, sanno che quando bussano da me con le ragioni delle leggi troveranno un ariete che non si ferma davanti a nulla».

E Onorato l’ha chiamata, dopo l’interpellanza?

«No, e d’altra parte che mi doveva dire? Lui sul Tirreno di oggi (ieri, ndr) fa un discorso sulla concessione, parla dell’inchiesta della Procura che interviene su un abuso, ma a me la questione giudiziaria non interessa. Io voglio sapere perché quella banchina, la 42 N al Molo Italia, non debba essere messa a disposizione di chi deve scaricare centinaia di auto e porta lavoro».

Secondo voi c’è una volontà deliberata da parte del comandante Tarzia di agire contro Grimaldi?

«Sembra che il comandante del porto abbia preso una posizione in questa partita, e invece lui è chiamato ad applicare la legge, non può distorcerla secondo sentimenti che abitano al suo interno: se è abitato da una condotta non conforme alla legge, è chiaro che sta facendo un sopruso. La banchina serviva ad altri? Era richiesta da altri? No, era vuota. E allora perché non veniva messa a disposizione di chi doveva scaricare in poco tempo mille auto? C’era un’altra nave che non ha attraccato per colpa di Grimaldi? A chi fa danno quella nave che non scarica le auto? Ai piccioni che non possono cagare sulla banchina?».

Secondo lei questi episodi davvero potrebbero convincere Grimaldi a lasciare Livorno?

«Se domani Grimaldi, Onorato o Aponte giudicassero i servizi di Livorno inappropriati farebbero bene ad andarsene. Non esiste un porto che tiene le navi al largo per tre giorni col rischio che se ne vadano da un’altra parte. Ma la domanda vera è un’altra».

Quale?

«Se va via Grimaldi, vince Onorato o perde Livorno? Grimaldi è uno di quei gruppi realmente internazionali e globali che è un atto di amore verso questo Paese se tiene sedi legali e l’operatività in Italia. Qualunque altro operatore se ne sarebbe scappato: sono antistorici rispetto al momento dell’impresa che viviamo, Dio ce li conservi. E noi che facciamo? A Livorno gli mettiamo la bandiera rossa col comandante del porto che dice che alla banchina 42N non ci vanno per farci cagare i piccioni...». —



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