Gioco
Carige, per Malacalza si può ricapitalizzare «Ma serve un piano»
Bce minaccia di congelare la quota del socio. Al consulente Ubs l’incarico di cercare l’alleato
Malacalza Investimenti rompe il silenzio. L’azionista più pesante di Carige (27,5%) – che dopo aver bloccato l’aumento di capitale della banca è finito nel mirino della Bce con conseguente commissariamento dell’istituto ligure (ma riconferma dei vertici) – spiega di non essersi mai espresso contro l’aumento di capitale, ma di voler vedere prima il piano industriale, riservandosi di procedere «ad azioni» sull’amministrazione straordinaria di Francoforte.
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Il gruppo quindi ribadisce la posizione espressa nell’assemblea del 22 dicembre, che ha contrapposto due visioni differenti: quella dei vertici (il presidente Pietro Modiano, l’ad Fabio Innocenzi) interessati, come la Bce, a chiudere la partita dell’aumento da 400 milioni il prima possibile, chiedendo agli azionisti il via libera all’aumento per dare un segnale a mercati e correntisti. E quella più industriale di Malacalza, che confidando nei buoni fondamentali di Carige e sul supporto del Fondo interbancario puntava ad arrivare a febbraio per vedere il piano industriale (nel quale è prevista anche l’aggregazione, magari con il nome o i nomi dei soggetti interessati, ad acquisire la banca) prima di decidere. Da Malacalza Investimenti confidano «al pari di tutti gli altri azionisti» di voler essere messi «in condizione di concorrere su basi e presupposti di parità di trattamento, piena trasparenza».
Sul fronte bancario intanto si lavora al piano di salvataggio approvato dal Cda e condiviso da Bce. La prossima settimana entreranno nel vivo i colloqui tra i commissari di Carige e i vertici del Fondo Interbancario e dello Schema Volontario che ha sottoscritto il bond da 320 milioni senza il quale l’istituto non rispetterebbe i parametri patrimoniali. Non essendo stato deliberato l’aumento di capitale nell’assemblea del 22 dicembre, secondo fonti vicino al dossier «una conversione forzosa del bond in azioni è tecnicamente impossibile», ma altri strumenti per fronteggiare eventuali nuovi e più sfidanti parametri sono a disposizione. Per ora è prematuro ipotizzare trattative, ma se a fine gennaio Francoforte, a valle della valutazione dei rischi, dovesse assegnare nuovi parametri più severi a Genova, in base al contratto lo Schema Volontario avrebbe la possibilità di procedere a un «versamento in conto capitale allocando tutto o parte del bond» nella casse della banca, salvo poi ottenere in cambio le azioni più in là nel tempo, cioè dopo che l’aumento di capitale da 400 milioni sarà deliberato e nella seconda fase sottoscritto. Secondo tre diverse fonti qualificate, salvo novità, «Bce potrebbe decidere, in occasione della prossima assemblea e in forza dell’articolo 24 del Testo unico bancario, di sospendere o revocare i diritti di voto» dell’azionista qualora le scelte della Malacalza Investimenti rischiassero di inibire l’esecuzione del piano di salvataggio che vede nell’aumento di capitale una delle condizioni sine qua non, insieme a bond e aggregazione. Intanto la nuova gestione di Carige mira a tenere calda la procedura di ricerca dell’alleato: il mandato a Ubs, assegnato dal cda a fine novembre, è confermato e le parti sono in contatto per fissare una prima scadenza entro la quale l’advisor potrebbe fare il punto della situazione.
«Ci sono tre o quattro cose da fare in linea con il mandato della Bce, che ci ha detto di andare avanti con il programma comunicato – ha detto Fabio Innocenzi ieri – In questo programma c’era il rafforzamento patrimoniale della banca, che è a buon punto perché c’è stata la sottoscrizione del subordinato da parte dello Schema Volontario. Abbiamo fatto anche due operazioni di riduzione dei crediti cattivi e ne vogliamo fare altre. C’è il rilancio industriale e commerciale, e abbiamo già un piano».
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