Italia
«Pass Ztl annullato alla morte di mio marito e io riempita di multe»
LIVORNO. 13 anni fa Franca Buongiovanni e suo marito Salvatore si sono trasferiti a Livorno per godersi gli anni d'oro della pensione: «Siamo venuti qui dall'Elba perché eravamo innamorati della città», racconta lei, 88 anni, ex medico piemontese. Un amore che questa estate viene messo a dura prova, quando ad agosto la donna perde il marito. Lei affronta il lutto in quella che ormai è la sua Livorno, visto che loro figlio è a Torino con i nipoti, ed è costretta ad occuparsi delle trafile per le successioni, le volture e per tutti gli altri aspetti della fredda burocrazia con cui bisogna fare i conti anche (e soprattutto) nei momenti del dolore. Le pratiche sono lunghe e tediose, e spesso richiedono interminabili code agli sportelli e spostamenti da e verso gli uffici dei vari enti, processioni che per alcune persone certamente sono più impegnative e faticose che per altre. E spesso l'unica consolazione è il viaggio verso casa, una parentesi nella solitudine. Ma per Buongiovanni anche quello è divenuto fonte di sofferenza: abituata a muoversi in città nei percorsi abituali con permesso bene esposto sul parabrezza dell'auto, da qualche tempo si vede recapitare delle multe. «All'inizio non ne capivo la ragione. Poi mi è stato detto che il permesso era legato a mio marito, e che quindi era scaduto non appena lui era venuto a mancare. Quando ho chiesto ulteriori spiegazioni, all'ufficio multe mi hanno gentilmente risposto che le sanzioni non possono essere annullate, e che l'unico modo che ho per rivalermi è quello di fare un ricorso per ogni singolo verbale». Il che vuol dire circa 50 euro (e almeno un'altra processione) per ogni accesso - a questo punto - non autorizzato nei varchi elettronici della città. Ma non è tutto: «Io vivo da sola e non posso andare ogni volta a contestare, anche perché (visto che le multe non arrivano subito dopo l'infrazione, ndr) non so quante volte sono stata multata. Tra poco oltretutto dovrò andare a Torino per stare io vicina a mio figlio, il quale purtroppo non può raggiungermi». E così Franca Buongiovanni ha cercato una soluzione alla portata: «Ho deciso di rivolgermi a Il Tirreno per far sentire la mia voce, perché non ho le forze per fare altrimenti. Ma tutta questa faccenda - chiosa in perfetto aplomb piemontese - mi sembra proprio una porcata». —
M.S.
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