Il Tirreno

Livorno

Ragazzo disabile picchiato da tre bulli nei corridoi della scuola

Matteo Scardigli
Ragazzo disabile picchiato da tre bulli nei corridoi della scuola

Livorno, la madre di uno studente del liceo Cecioni: «I fatti accaduti prima di Natale ho chiamato io la polizia, poi siamo andati in ospedale»

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Liceo Cecioni, 10.30 di una mattina di dicembre, orario dell'intervallo. Nei corridoi invasi da ragazzi, ansiosi di sgranchirsi dopo le prime ore di lezione, Dario (il nome è di fantasia per tutelare la vittima) cammina tranquillo, quando viene avvicinato da un ragazzo di un'altra classe seguito da altri due compagni.

Dario ha diversi anni più di loro, ma la fragilità contro cui combatte da tutta la vita è ben visibile all'esterno.

La ricostruzione dei fatti, raccontata al Tirreno dalla madre dello studente, diversi giorni dopo l'accaduto, prosegue così: il primo ragazzo lo spintona, poi iniziano gli insulti e infine arrivano le botte; tre contro uno, colpi al volto e all'addome. Pugni.

Sono le 11 e Dario viene portato nell'infermeria della scuola. «L'insegnante di sostegno mi ha chiamata alle 12, un'ora dopo, e mi ha detto che dovevo andare subito a scuola perché avevano picchiato mio figlio», racconta ancora la madre.

La donna si precipita a scuola: «All'inizio non volevano neanche farmelo vedere, ho dovuto insistere. Il naso sembrava rotto. Ho chiamato io l'ambulanza e la polizia, e siamo andati insieme in ospedale».

Il referto medico per fortuna la rasserena. E Dario - superata la paura - riesce a raccontare agli agenti la sua versione.

«Poteva andare molto peggio», spiega l'avvocato di famiglia: «Date le sue particolari condizioni di vulnerabilità, delle quali la scuola era stata ben messa al corrente, quell'ora trascorsa in infermeria poteva essergli fatale».

A comunicare la posizione dell'istituto è il dirigente scolastico Giuseppe De Puri, interpellato dal Tirreno: «Abbiamo messo in campo tutte le azioni istruttorie secondo una procedura ineccepibile, dimostrando l'insussistenza del fatto così per come è stato raccontato».

La madre però non si dà pace e ha intenzione di andare avanti, non solo per il pericolo fisico rischiato dal figlio, ma anche e soprattutto per la sopraffazione che ha subito: «Quando sono arrivata a scuola l'insegnante di sostegno era sparita, così come i tre ragazzi. Eppure tutti sanno chi sono, ma allora perché non sono stati segnalati dagli altri alunni o puniti dalla scuola? Ho il sospetto che siano ben protetti, oppure che abbiano paura di loro. Noi nel frattempo, come mi ha consigliato di fare la polizia, sporgeremo denuncia». —



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