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«Concessioni illecite degli accosti», indagati per abuso d'ufficio i vertici dell'Autorità portuale
Livorno, nel registro degli indagati sono finiti Giuliano Gallanti, Stefano Corsini, Massimo Provinciali e Matteo Paroli. La Procura ha chiesto per i quattro amministratori l’interdizione dai pubblici uffici per un anno
LIVORNO. Si dirada lentamente la nebbia sulla maxi inchiesta della Procura che riguarda la gestione del porto di Livorno e più precisamente le concessioni temporanee reiterate nel tempo lungo la Sponda Ovest, lo spicchio alla radice della Darsena Toscana che comprende le banchine dove oggi partono e arrivano i traghetti Grimaldi per Olbia, Palermo e la Spagna. Quello che emerge – secondo le ipotesi della Procura – è un sistema illecito portato avanti per anni (addirittura a partire dal 2012) dai vertici dell’Autorità portuale che di volta in volta ha utilizzato uno strumento irregolare (la concessione temporanea trimestrale) per affidare gli accosti 14 E, 14 F e 14 G ad almeno quattro diversi terminalisti, l’ultimo dei quali è Sdt.
IPOTESI DI REATO. È da qui che nasce l’ipotesi del reato di abuso d’ufficio che il procuratore capo Ettore Squillace Greco, titolare dell’inchiesta, contesta ai vertici dell’Authority attualmente in carica e a quelli che l’hanno preceduta. Nel registro degli indagati sono finiti in quattro (ma si parla di almeno altre dieci persone coinvolte): l’ex commissario poi presidente e infine ancora commissario della Port Authority di Livorno Giuliano Gallanti, l’ex dirigente del Demanio di palazzo Rosciano, oggi segretario generale ad Ancona, Matteo Paroli, l’attuale numero uno Stefano Corsini in carica dal marzo del 2017, e il segretario generale Massimo Provinciale, figura che lega le ultime due gestioni.
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L’INTERDIZIONE. Se questo è ciò che per adesso si conosce dell’indagine partita nel 2016 dopo un esposto firmato da un terminalista concorrente, quello che potrebbe fare ancora più rumore delle guerre tra istituzioni già in corso, sono le conseguenze. Questo perché il procuratore ha chiesto al giudice per le indagini preliminari nei confronti dei quattro amministratori pubblici indagati (Gallanti, Corsini, Provinciali e Paroli), la misura dell’interdizione. E più precisamente la sospensione dalle cariche pubbliche per un anno. La richiesta è stata presentata ad aprile: quindici pagine nelle quali il magistrato ripercorre i presunti illeciti ricostruendo termini, anomalie, vantaggi e svantaggi che le venti concessioni hanno creato.
L’INTERROGATORIO. L’interrogatorio, previsto dal codice in questi casi, è avvenuto solo venerdì scorso, dunque otto mesi dopo la richiesta, quando in Tribunale, davanti al giudice Marco Sacquegna, sono comparsi i quattro indagati. Da quello che emerge Corsini, Provinciali e Paroli, hanno risposto alle domande del giudice per spiegare le loro ragioni, mentre Gallanti si è avvalso della facoltà di non rispondere. Adesso toccherà al giudice sciogliere la riserva e decidere se accogliere (in toto o in parte) oppure respingere la richiesta della Procura.
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