Barbera dalla parte di Tarzia «Giù le mani dall’ammiraglio»
«Così come a Civitavecchia e a Napoli, anche a Livorno è in corso un tentativo di smantellare le regole del lavoro sulle banchine»
LIVORNO. «Totale sostegno alle iniziative intraprese dell’ammiraglio Tarsia, comandante del porto di Livorno» nel nome della «riaffermata necessità di procedere con rigore ad una rivisitazione del rispetto delle regole nello scalo labronico». Parole e musica di Assimprese, associazione di categoria guidata da Federico Barbera. Lo fa rincarando la dose dopo che gli agenti marittimi (Asamar) si sono schierati a difesa dell’ammiraglio.
Non si ferma, dunque, il clima di guerra che sta incendiando le banchine del porto di Livorno: che si tratti del duello istituzionale fra Capitaneria e Authority, che si parli invece della “guerra dei due mondi” fra Grimaldi e Onorato (che ha a Livorno il campo di battaglia principale), ecco che Forza Italia ha schierato con Grimaldi 38 parlamentari a partire dal capogruppo alla Camera, suona dalla parte di Grimaldi anche la paura del sindaco Filippo Nogarin che la flotta dell’armatore napoletano lasci il porto di Livorno del quale è uno dei clienti fondamentali. In campo dalla parte dell’ammiraglio Giuseppe Tarzia invece gli agenti marittimi presieduti da Enrico Bonistalli. Ecco che Assimprese chiede che siano «riconosciuti e rispettati i ruoli degli attori della portualità così come previsti dalla legge». Da tradurre così: L’Autorità Marittima (cioè Tarzia), «proprio per il ruolo di controllore e garante di imparzialità», dev’essere «lasciata libera di ottemperare a questo compito irrinunciabile».
Destinato all’Authority invece un rimprovero pesante: Barbera la invita («per l’ennesima volta») a «ripristinare in tempi brevissimi la propria struttura ispettiva, (volutamente?) dismessa nel corso degli ultimi anni». Il motivo? C’è bisogno di «un costante monitoraggio di ciò che avviene sul territorio»: difficile credere che, se manca, si riesca a proteggere le regole «da tutti, pubbliche amministrazioni comprese».
Ma Barbera inquadra il caso livornese all’interno di una sfilza di strappi che stanno caratterizzando la portualità italiana. Ad esempio, a Napoli: dove – si afferma - è in corso «un attacco assolutamente illegittimo e proditorio all’organizzazione del lavoro portuale attraverso incredibili interpretazioni della legge 84/94». Ad esempio, a Civitavecchia: dove a giudizio di Assimprese «si è momentaneamente arginato il tentativo di smontare le norme per l’utilizzo delle concessioni demaniali».
Tutto questo, secondo Barbera, non è altro che il tentativo di «distruggere l’intero sistema portuale del paese, forti di una rissa tra politici impreparati ed un governo assente ma ammaliato dai grandi nomi dello shipping quanto il precedente». Senza contare le «uscite estemporanee» sull’ipotesi di trasformare le Autorità Portuali in società per azioni, l’uscita di Assoporti dal tavolo del contratto nazionale tagliando fuori i lavoratori delle Autorità Portuali dalla contrattazione delle regole del lavoro portuale. —
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