Il Tirreno

Livorno

Porto: ora Grimaldi potrebbe lasciare Livorno

Giulio Corsi
Porto: ora Grimaldi potrebbe lasciare Livorno

Livorno, l’escalation della guerra con Onorato che va avanti da tre anni sulle nostre banchine è arrivata in Parlamento e al ministero

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LIVORNO. Davvero Grimaldi potrebbe lasciare Livorno? Il 2018 si è chiuso con un’ipotesi inquietante sul futuro del nostro porto. È il risultato dell’escalation della guerra che da tre anni agita i mari italiani con protagonisti i due principali armatori del traffico traghetti, Grimaldi appunto e Onorato. Le banchine di Livorno sono state uno dei teatri principali di questa battaglia combattuta a colpi di esposti in procura, pubblicità sui giornali, dichiarazioni, controdichiarazioni, addirittura e soprattutto, nuove rotte.

La stessa linea Livorno-Olbia aperta da Grimaldi nel 2016 fu pensata e creata proprio in quest’ottica, in spregio a Moby, da sempre principale player della tratta : «È a fronte delle pressioni avanzate dal signor Onorato che questa linea nasce», dichiarò candidamente Guido Grimaldi nel viaggio inaugurale.. La mossa di Grimaldi ha trovato una buona risposta dal mercato, se è vero che la tratta funziona ancora ed è stato necessario creare una sorta di mini-terminal passeggeri in una tensostruttura sulla radice della Darsena Toscana, da dove partono anche le navi passeggeri e cargo-passeggeri del gruppo, proprio mentre Moby vinceva però un’altra battaglia - assai più importante - nel nostro porto, quella della privatizzazione di Porto 2000, dunque della gestione del traffico passeggeri (traghetti e crociere) per i prossimi decenni, battendo proprio Grimaldi, colonna di una delle altre cordate concorrente.

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Adesso però la guerra ha fatto un ulteriore “salto di qualità”, coinvolgendo, obtorto collo, altri soggetti, anche istituzionali: la capitaneria alla fine della scorsa estate ha sequestrato quella tensostruttura - che aveva avuto l’autorizzazione della Port Authority - considerandola abuso. E così è emersa evidente la divergenza di posizioni (ma anche un conflitto di competenze) che sta animando i rapporti tra Palazzo Rosciano e l’Autorità marittima, richiamato ora anche dalla politica, Forza Italia in primis con 38 parlamentari - Giorgio Mulè primo firmatario - che hanno sottoscritto un’interpellanza contro la gestione dell’ammiraglio Tarzia, ricordando l’ultimo episodio avvenuto appena 15 giorni fa, il diniego da parte della Capitaneria dell’accosto alla banchina pubblica del Molo Italia per la "Hoegh Singapore", flotta Grimaldi Euromed, carica di mille auto e impossibilitata a sbarcare al terminal contrattista i cui piazzali erano occupati.

In campo subito dopo è sceso anche Nogarin, il primo a parlare apertamente della possibilità che Grimaldi se ne vada, portando via non solo quella nuova linea traghetti ma un traffico ro-ro che fa di Livorno il principale porto italiano delle autostrade del mare con una ricaduta occupazionale devastante. Il sindaco ha annunciato un intervento al ministero dei trasporti, che a questo punto diventa ulteriore parte della diatriba, proprio mentre sono scesi in campo gli agenti marittimi, col consiglio direttivo di Asamar che all’unanimità ha preso le difese dell’ammiraglio Tarzia in nome del rispetto delle regole da parte di tutti, armatori compresi.

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