«Nessuno tocchi la Capitaneria le regole sono sacre»
LIVORNO. «Giù le mani dalla Capitaneria». Dopo la dura lettera dei parlamentari di Forza Italia (di cui abbiamo riferito lunedì) e l’intervento di Nogarin, scendono in campo gli agenti marittimi. Con una nota del direttivo, Asamar prende posizione a favore del comandante Tarzia. «Invitiamo i quei parlamentari che hanno sottoscritto l'interpellanza contro l’operato dell’ammiraglio Tarzia, a venire nel nostro porto e respirare dosi di salutare salmastro, utile a comprendere senz'altro meglio le dinamiche dell'attivita portuale e le criticità che la caratterizzano», scrivono gli agenti.
«Dei principi di rispetto per le istituzioni sono intrise le pagine di tutto il sacro vecchio manuale della categoria, il “ Papagno”, vera bibbia per noi, sul quale tutti, vecchi e giovani agenti, hanno studiato e appreso il mestiere. Qui si insegna che il rispetto per le stellette e per coloro che le portano. Il rapporto fra il comando e noi agenti marittimi è connotato da schietto e rispettoso confronto giornaliero con gli uffici per pratiche delle navi», evidenzia il direttivo di Asamar.
Poi si entra nel vivo della contesa: «Asamar è sempre stata fedele e vicina alla Capitaneria e ai suoi comandanti, vicina e alleata nel obiettivo del rispetto delle regole da parte di tutti, operatori piccoli o grandi, imprenditori piccoli e grandi, terminalisti piccoli o grandi e tutti gli armatori. L’attacco a Tarzia è un atto destabilizzante in questo delicato momento della rinascita del porto, e potrebbe gravare enormemente sul processo di percorrenza, sulla via del rinnovato Prp, per la realizzazione della Darsena Europa. L’ammiraglio ha avuto il coraggio avuto di emanare provvedimenti che hanno consentito l'ingresso a navi da 9000 teu, un'assunzione di responsabilità che ha permesso di ridurre e rimodulare alcune tariffe dei servizi nautici, permmettere dopo tanti anni l'uscita di notte di determinate navi, vigilare sui lavori del micro tunnel. Quelle responsabilità ora sono sotto tiro per aver contribuito, per le proprie competenze, al principio del rispetto delle regole». —
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