Il Tirreno

Livorno

il lutto 

Addio ad Alberto Disgraziati, leggenda del Palio e del Pontino

Matteo Scardigli
Addio ad Alberto Disgraziati, leggenda del Palio e del Pontino

Remi al cielo per il re della “scia”, che vinse cinque coppe Barontini di seguito e conquistò il primato di vogatore più medagliato della storica competizione

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Leggenda del Palio e della coppa Barontini con la cantina del Pontino San Marco, alfiere della "scia" (disciplina remieraormai in disuso dal 1974) poi timoniere del gozzo a dieci sempre per la nautica giallorossa, eterno rivale di Giampiero Biscottino (contro il quale non perse mai una sfida) e inventore della famigerata tecnica di controllo del timone che gli consentiva – tenendo la barra tra i glutei – di vogare insieme ai primi remi, Alberto Disgraziati se n'è andato a 78 anni sul letto di casa in via del Porticciolo poco dopo le una di lunedì 31, portato via dal male che lo aveva consumato negli ultimi quattro anni.

«Babbo era un grande pescatore e un gran lavoratore. È stato un grande uomo in tutti i sensi, anche fisicamente», raccontano i figli Alessandro e Valerio che, insieme alle sorelle Katia e Serena, gli hanno dato cinque nipoti: «Era un uomo”omone” come gli Scarronzoni, come non ce ne sono più. Non gli faceva paura nulla».

Quarant'anni passati alla Compagnia lavoratori portuali, Disgraziati fu prelevato direttamente da una barca di pescatori e non lasciò mai la cantina del Pontino, con cui a cavallo fra gli anni '60 e '70 conquistò ben dieci vittorie nella scia (un primato mai infranto), cinque Barontini di fila e infine il record di vogatore più medagliato del Palio.

Anche una volta appesi i remi al chiodo rimase legato ai colori giallorossi: «Nella nostra cantina, a due passi dalla sezione nautica, i ragazzi vengono ancora oggi a mangiare a ridosso delle gare. Lui lasciava sempre la chiave per chi voleva venire a fare festa; faceva parte del suo essere sempre disponibile e generoso», continuano ancora Alessandro e Valerio.

Per loro il babbo rimane «quello che ci ha insegnato a cavarcela sempre, in qualsiasi situazione». Lui con la sua risata «da livornese vero, capace di prendere sul serio tutto senza mai affliggersi», lui che «quando non avevo voglia di andare a correre con lui e i “bimbi” del Pontino mi ci portava per un orecchio e poi si arrivava fino alla Puzzolente (e lì si beveva l’acqua)», lui che «quando andava a pesca tornava con pranzo e cena per tutta la famiglia».

Con lui se ne va un pezzo di storia remiera di Livorno, quando ancora le barche per il Palio venivano consegnate a luglio e al massimo ci si allenava un mese, quando l’esperienza quotidiana di chi viveva di pesca faceva la differenza per tenere l’imbarcazione in equilibrio.

Alberto Disgraziati ora si trova al cimitero dei Lupi. Oggi alle 15 avrà luogo la funzione religiosa, seguita dalla cremazione. In ossequio alle sue ultime volontà le ceneri saranno sparse in mare. —



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