Il Tirreno

Livorno

Con la voglia ostinata di ricominciare daccapo

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C’è un prima e c’è un dopo: l’alluvione ha segnato la storia recente della nostra città. Lo raccontano le foto che Il Tirreno ha messo nelle 328 pagine in cui, di mese in mese, di settimana in settimana, abbiamo dato conto di quest’apocalisse di fango. Ma c’è bisogno di pescare da quest’album di millanta immagini lo scatto che tutto riepiloghi.

Ecco che dodici mesi fa avevamo messo in prima pagina di cronaca di Livorno il volto di due ragazzi, due “bimbi motosi”, uno che sbuffa e l’altro che sorride, col volto, i capelli, le mani, la maglietta inzuppati di mota: era il racconto di «una speranza che c’è già» per «l’anno che verrà», come scrivevamo allora. Era il sussulto d’orgoglio per una generazione di ragazzi che d’improvviso erano usciti dal guscio delle bischerate in dolce stil youtuber e avevano preso in mano secchi, vanghe, badili con nessun’altra motivazione che dare una mano. Figurarsi che (giustamente) all’inizio gli apparati di soccorso avevano invitato alla mobilitazione i volontari delle organizzazioni già strutturate, gli altri sarebbero stati d’intralcio. Invece è stata la più straordinaria mobilitazione civica che abbiamo conosciuto.

E adesso? Il fango non c’è più e nemmeno quella polvere che per mesi è piovuta giù sui giusti e sugli ingiusti: ma davvero sono sparite le ferite del fango? Ecco che allora la foto che le riassume tutte non può che essere questa. E’ datata settembre 2018, mostra Luca Bardi, titolare del Caffè dei Bardi insieme al fratello David: è davanti al suo bar che in piazza delle Carrozze a Montenero è stato devastato non da una ma addirittura da due alluvioni. Già, perché aveva da pochi mesi messo radici con la sua attività sull’angolo con via di Montenero e il disastro del ’90, con un metro e mezzo di fango a coprire la piazza, l’aveva messo in ginocchio una prima volta. Ventisette anni più tardi, un’altra alluvione ancor più disastrosa.

Bardi, livornese per il certificato di nascita, per quello di residenza e per la localizzazione dell’attività che dà da mangiare alla sua famiglia, l’abbiamo preso come figura-simbolo di questa nostra Livorno che non ci sta ad alzare bandiera bianca. Nemmeno quando deve lottare contro due alluvioni-disastro. Non solo lui e la sua famiglia: in tanti altri hanno ricominciato daccapo. Eroi? No, semplicemente testardi e ostinati come risiatori...

Del resto, quel nome ricorda qualcosa di prezioso nell’amarcord dei locali di casa nostra: quello di Luca e David si chiama “Caffè dei Bardi”, ma “Caffè Bardi” era anche la denominazione di un bar-leggenda nel cuore di Livorno: ritrovo di artisti, lì nacque il Gruppo Labronico ma anche “culla” di cantonate memorabili come quella contro Modì.

Lo scatto di Dario Marzi Pentafoto risale a fine settembre: subito dopo il bar riaprirà. Transenne e new jersey raccontano che c’è ancora molto da fare ma anche questo senso di provvisorietà che contrassegna questi anni sbandati. —

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di Redazione web