Gioco
Il tetto dell'ex cinema a Livorno dove i ragazzini rischiano la vita
Acrobazie in bici sul cornicione e parkour a sei piani di altezza, risse e guerra di petardi. Dopo i video diffusi in rete dai residenti dell’Astoria è allarme sicurezza
LIVORNO. Anarchia. In principio furono i selfie estremi, poi sono arrivate le bottigliate, la musica a tutto volume, il parkour insensato, le risse, il rumore e il sesso. Adesso addirittura le acrobazie con la bici sul cornicione a sei piani di altezza.
Il tetto del parcheggio ex-Odeon è diventato la terra di nessuno, e i residenti dell'Astoria (il complesso abitativo che si trova di fronte) esasperati da anni di denunce, reclami e proteste varie sempre passate in cavalleria, hanno imbracciato le armi del “nemico”, pubblicando sui social foto e riprese. Nelle ultime, impressionanti, dei ragazzini rischiano la vita correndo e lanciandosi petardi a decine di metri dal suolo come fossero nel giardinetto dietro casa.
Una spirale di eccessi in cui prima del calar del sole si gettano decine di ragazzi, anche giovanissimi. «Hanno dai 13 ai 25 anni, e se dici loro di smettere ti puntano contro il telefonino e all'improvviso diventi tu il “cattivo”», racconta al Tirreno (che più volte ha dedicato pagine a questi episodi di follia) il gruppo dell’Astoria, chiedendo che i suoi componenti possano rimanere anonimi: «La situazione ha iniziato a degenerare anni fa, quando fu tolta la guardia che controllava gli accessi al tetto». Le prime “arrampicate” infatti furono fatte sulla tettoia sopra al vecchio foyer in largo dei Valdesi: più su non si poteva ancora andare, e allora in più di un’occasione intervenne la polizia.
Raggiungere il sesto piano del fabbricato blu è disarmante. Dal caos del pieno centro cittadino si entra in una dimensione innaturale: ogni forma di giudizio o responsabilità è confinata al di là dell'abisso che separa dai terrazzi di fronte, i quali pure sono distanti in linea d'aria solo pochi passi.
«Per carità, alcune delle cose che vediamo le fanno tutti i ragazzi e le abbiamo fatte anche noi», proseguono i residenti, che però tengono con decisione a precisare che «un conto è fare certe cose al parco o in qualunque altro luogo isolato ma sempre pubblico, visibile, raggiungibile; un altro è farle lassù in totale assenza di controllo o di sicurezza». Tirare l'antincendio a scuola è la classica bravata, ma “se ti beccano” c’è il codice penale: «Qui invece quando avevano capito che la sirena attivata di venerdì sera non può essere spenta fino al lunedì hanno ripetuto il gesto più e più volte».
Disagio e fastidio (anche per «quella maledetta griglia all’ingresso delle auto nel parcheggio, che ogni volta sembra esplodere» o per la pavimentazione «che “grida” ogni volta che un’auto sterza») tuttavia passano in secondo piano, sebbene più che comprensibili, rispetto all'angoscia umana che attanaglia le viscere nel vedere «un ragazzino con la bici che fa le impennate sospeso sul bordo di un edificio, largo appena una spanna». Non è esattamente come farlo sul muretto di piazza Attias, alto un metro o poco più.
Intervenire direttamente, per ovvi motivi, per dei privati cittadini non è pensabile: «Per un periodo abbiamo chiamato i carabinieri tutte le sere, mai visto una pattuglia. E i vigili urbani? Ci rispondono che non possono intervenire “perché è suolo privato”», continuano i residenti: «La cosa più sconvolgente però è che molti di loro sono minorenni, e i genitori non hanno la minima idea di cosa fanno i loro figli prima di tornare a casa per cena».
Nel frattempo la voce si è sparsa, e il rischio emulazione è altissimo. «Basterebbe chiudere in modo definitivo l’accesso al tetto, tanto il parcheggio non si riempie mai completamente neanche nei giorni di massima affluenza», ripete il gruppo dell’Astoria, «oppure installare delle telecamere come deterrente».
Difficile però instaurare un dialogo con la proprietà dell’ex-Odeon: «Con Spil (Società porto industriale Livorno, ndr) c’è un contenzioso legale in corso, e per noi non ci sono le garanzie che la società rimanga in piedi ancora per molto».
La soluzione allora forse può arrivare proprio dai social. «Dopo la pubblicazione dei video i ragazzi si sono visti meno. Forse si sono sentiti osservati, forse i genitori li hanno visti e hanno parlato con loro» si augurano infine i residenti: «Speriamo che questa cosa finisca prima che ci scappi il morto». —
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