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«Gli ultrà del Verona come sei anni fa» La denuncia dell’Anpi
Nel 2012 al Picchi ci furono saluto romano e cori razzisti Proseguono le indagini per identificare i tifosi violenti
«Si chiede il rispetto delle regole e poi questi fascisti violano la Costituzione». Non usa mezzi termini Gino Niccolai, presidente provinciale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) per riassumere la calata su Livorno degli ultrà dell’Hellas Verona, che sabato scorso sono entrati in città con una svastica disegnata col nastro adesivo sul parabrezza del pullman per poi scontrarsi con la polizia (di scorta al mezzo) e ripartire alla volta dell’Armando Picchi: «Quando si viola la Costituzione bisogna intervenire per far rispettare la legge e la legalità».
Il duro sfogo di Niccolai non risparmia nemmeno il questore Lorenzo Suraci: «Lo Stato ha permesso a quelle persone di compiere quel gesto, e la gestione dell’ordine pubblico è un problema del questore».
Da Palazzo del Governo (sede livornese dell’organo periferico dell’amministrazione dell’Interno, in via Fiume) nel frattempo non emerge ancora alcuna novità riguardo ai progressi per l’identificazione degli ultrà attraverso le immagini riprese dai residenti di via Machiavelli durante il contatto con gli agenti, per la quale Suraci si era impegnato sulle pagine del Tirreno.
Il presidente dell’Anpi rivolge dunque il suo appello all’organo di giurisdizione competente: «Spero che la magistratura adesso intervenga per perseguire il reato, anche se ormaiho diffcioltà a conservare la fiducia. Alcuni anni fa infatti (precisamente nell’ottobre del 2012, ndr) come Anpi depositammo una denuncia in procura per gli slogan e i saluti fascisti partiti proprio dai tifosi veronesi in occasione della gara Livorno-Verona di quella stagione (durante la stessa partita gli ospiti scandirono anche cori di insulti nei confronti del calciatore Piermario Morosini, ndr), ma nella sentenza che ne scaturì – spiega ancora Niccolai – il tribunale scrisse che riguardo a ciò che era successo allo stadio non si poteva configurare il reato di apologia di regime».
La conclusione del presidente dell’Anpi è a dir poco sconsolante: «L’associazione non intende intraprendere alcuna manifestazione di protesta, perché significherebbe fare ulteriore pubblicità a queste persone. E dubito che si riesca ad arrivare in fondo alla questione, perché troppo spesso ormai – dice fuori dai denti – da parte di chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole vige, nei confronti di questi episodi e di questi individui, un atteggiamento di indifferenza».
E anche i sentimenti e le passioni dell’uomo (e tifoso) Gino Niccolai sono tutt’altro che illesi: «Fatti come questo della svastica purtroppo mi hanno tolto ormai da tempo anche la soddisfazione di andare allo stadio». —
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