Il Tirreno

Livorno

Ultrà veronesi ancora da identificare nel pullman con la svastica

Matteo Scardigli
Ultrà veronesi ancora da identificare nel pullman con la svastica

Nei video dei residenti si vede in via Machiavelli l’arrivo dei tifosi del Verona.  Scontri con la polizia, ma la croce uncinata e quella celtica non vengono tolte 

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LIVORNO. Sabato si è giocata Livorno-Verona, le cui immagini hanno raccontato di un pari a reti bianche che non rende giustizia alla squadra amaranto. Prima della gara c'è stato il previsto "contatto" tra ultrà veneti e forze dell’ordine, ripreso e diffuso su internet dai video di alcuni residenti appostati sui terrazzi di via Machiavelli. I veronesi sono scesi dal pullman per arrivare a piedi al Picchi, e i poliziotti li hanno invitati a risalire, con le buone e con le cattive. Qui le immagini raccontano però, in bella vista sul gigantesco parabrezza e i finestrini laterali tirati a lucido, di croci celtiche e una grande svastica realizzate con del nastro adesivo. Due sputi in pieno volto alla Storia e alla Democrazia scortati dalle forze dell'ordine fin dentro al cuore dello stadio.

Non appena il mezzo rallenta a sufficienza tra le auto parcheggiate sotto casa dagli abitanti del quartiere, nella quiete prima della tempesta, i passeggeri scendono a terra in un concerto di bottiglie di vuote e vetri spaccati. Poi qualche accenno di tafferugli, quindi le manganellate (tra le raffiche del “fuoco amico”finisce anche un agente in borghese non riconosciuto dai colleghi di un reparto di fuori città); e infine l’autobus che riparte alla volta del settore ospiti. Preceduto e seguito da uno stuolo di lampeggianti blu.

«In quei momenti concitati il dirigente preposto ha ritenuto di non intervenire per evitare ulteriori disordini», spiega al Tirreno il questore Lorenzo Suraci, che poi aggiunge: «Gli agenti hanno riferito di aver rimosso la svastica e la croce celtica non appena il mezzo si è fermato nel settore ospiti e i passeggeri sono scesi per entrare allo stadio».

A chi siano da attribuire i due simboli della vergogna non è dato sapere, il questore tuttavia rassicura: «A bordo del mezzo c'erano circa ottanta persone, è impossibile sapere chi sia stato. Comunque stiamo cercando di identificarli attraverso le immagini». Senza scomodare dunque la Livorno antifascista o “cheguevariana” o inclusiva o "livornina", paladina dell'integrazione e nemica giurata dei regimi e dei neri tiranni, fa impressione il solo vedere un pullman che circola per le strade di Livorno esibendo i simboli del Male assoluto.

Pullman peraltro scortato dalle forze dell’ordine della nostra Repubblica. Ma il questore Suraci ha una spiegazione: «Quando il pullman è arrivato al casello autostradale gli agenti hanno intimato ai passeggeri di rimuovere svastica e croce celtica, altrimenti non avrebbero permesso loro di raggiungere lo stadio. Loro le hanno tolte ma devono averle ricreate in seguito. In quel momento tranquillo è stato possibile intervenire in quel modo, dopo – quando i passeggeri del pullman sono scesi a terra – i rapporti di forza sono mutati e non sarebbe stato altrettanto semplice».

Il cittadino qualunque che volesse girare per la città osteggiando apologia quindi ci pensi due volte e non ne faccia di nulla: «Quando ci si trova ad avere a che fare con ottanta persone è un conto, intervenire nel caso del singolo è tutta un’altra storia». Garantisce il questore.
 

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