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Moby, dopo 27 anni riparte l’inchiesta È il terzo tentativo di scoprire la verità
I familiari delle vittime annunciano che la Procura ha riaperto l’indagine: l’unica ipotesi di reato possibile è strage
A distanza di oltre 27 anni, la Procura di Livorno ha aperto una nuova inchiesta – la terza – sulla tragedia del Moby Prince, il più grande disastro della marineria italiana nel quale morirono 140 persone in seguito alla collisione tra il traghetto della Navarma e la petroliera Agip Abruzzo. Era la notte del 10 aprile 1991.
La conferma è arrivata dopo l’incontro tra il procuratore capo Ettore Squillace Greco, la dottoressa Sabrina Carmazzi, magistrata assegnataria del fascicolo, e i parenti delle vittime che da anni si battono per avere “verità e giustizia”.
Una svolta che giunge a meno di un anno dalla fine dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro, la cui relazione conclusiva era stata presentata il 24 gennaio scorso in Senato.
La Commissione, al temine di un iter durato due anni, ha messo in discussione molte delle ricostruzioni fatte in passato: l’assenza di nebbia, un ancoraggio della petroliera diverso da quello riportato nelle carte processuali, una rotta del Moby che ha subito una turbativa, una sopravvivenza a bordo del traghetto ben oltre i 30 minuti ipotizzati. E ancora: strumentazioni inadeguate, con un solo radar in possesso della stazione dei piloti, zero formazione da parte delle autorità in caso di incidenti in mare, soccorsi improvvisati e non coordinati, un’inchiesta giudiziaria – la prima – frettolosa. E per finire dubbi sulla rotta della petroliera prima del suo arrivo a Livorno e sul materiale trasportato, oltre agli accordi tra le compagnie assicurative dopo due mesi dalla tragedia.
Sospetti e interrogativi al centro del lavoro della commissione parlamentare che però non l’hanno portata, pur avendone competenze e poteri, a ipotizzare un reato e eventuali responsabilità.
L’indagine, infatti, è stata aperta come atti relativi a inizio 2017 quando era emersa l’esistenza di un documento segreto dell’ex Sismi, il servizio segreto militare, all’interno del quale ci sarebbe un importante riferimento al Moby Prince. La procura, dopo aver avuto gli atti della commissione, ha trasformato il fascicolo ipotizzando anche un reato per poter effettuare nuovi accertamenti.
Il primo dibattimento finì nel 1997 con l’assoluzione di tutti gli imputati e la seconda inchiesta, aperta nel 2006, venne archiviata. Difficile immaginare che cosa, oggi, potrà essere trovato di nuovo a distanza di così tanto tempo. Anche perché l’unico reato ipotizzabile, perché non ancora prescritto, è quello di strage. Un reato che prevede il dolo, dunque la necessità da parte di chi indaga di dimostrare la volontà di qualcuno di uccidere le 140 persone che la notte del 10 aprile di 27 anni fa erano a bordo del Moby Prince. —
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