Il Tirreno

Livorno

gli agricoltori cia di ases 

Don Ciotti: restiamo umani l’economia deve avere un’etica

Flavio Lombardi

Il prete antimafia al convegno livornese con il vicepresidente dell’Europarlamento «L’Italia è un paese fragile che si crede forte e mostra i muscoli nel modo sbagliato»

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«Vivo con i poveri, rappresento un “noi” in questa società dominata dalla violenza verbale. Raccontiamo la storia di tante persone e sul decreto sicurezza dico con fermezza una cosa: restiamo umani. Le leggi, devono tutelare i diritti oltre le responsabilità singole, non devono difendere il potere». Parole di don Luigi Ciotti, prete-coraggio in prima linea nella lotta antimafia: le pronuncia al convegno in Camera di Commercio su come coniugare etica e sviluppo.

«Si deve promuovere la giustizia sociale, non le diseguaglianze e le discriminazioni», dice il sacerdote fondatore del Gruppo Abele e di Libera fra gli applausi a scena aperta. «Si mostrano i muscoli, – aggiunge – ci si accanisce contro la fragilità degli altri per la paura di riconoscere la propria fragilità. L’Italia è un paese fragile che si crede forte e ostenta questa forza nel modo sbagliato».

Il dibattito, moderato dal direttore del Tirreno Luigi Vicinanza, ha visto alla tribuna il vicepresidente dell’Europarlamento David Sassoli, oltre agli interventi di Cinzia Pagni (presidente Ases agricoltori solidarietà e sviluppo), Riccardo Breda (presidente della Camera di Commercio), Dino Scanavino (presidente nazionale degli agricoltori Cia) e Giuliano Ciano (portavoce Forum Nazionale Agricoltura Sociale), uno di quelli che hanno fatto il “pacco alla camorra” lavorando la terra e riappropriandosi del territorio.

A organizzare il confronto è stata l’Ases (Agricoltori Solidarietà e Sviluppo), organizzazione no profit di riferimento degli agricoltori Cia.

Ed è stata proprio Pagni a leggere un testo dell’ottobre 1912 redatto: sembra preso pari pari da qualche descrizione – fra vagabondaggine, stupri, attitudini delinquenziali e capacità banditesche – che oggi imperversa sui social ma per raffigurare non gli italiani (come faceva quel documento dell’ispettorato per l’immigrazione al Congresso Usa) ma i migranti. Con una sottolineatura finale anche questa identica all’oggi: «I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma soprattuto non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o attività criminali». E poi: «La sicurezza deve essere la nostra prima preoccupazione».

La storia si ripete, non si rilegge, non si ri-vede, non si ri-comprende. La comunità – è stato sottolineato – deve pensare a dare prospettive a tutti, Livorno ha nel proprio dna la solidarietà. Mentre, al contrario, negli interventi è stato sottolineato gli effetti perversi di una evoluzione sociale fra libertà individuale e consumismo arrivando «al limite della sostenibilità e con un indebitamento immenso». Come cambiare? I Paesi occidentali «hanno una grossa responsabilità». E se questa è la musica suonata da Pagni, il padrone di casa, il presidente dell’ente camerale Breda, ha ricordato le eccellenze nel mondo dell’agricolturanella nostra provincia, «grazie alla cura e alla tutela del territorio che gli operatori hanno saputo dare».

Per Sassoli sviluppo è una parola impegnativa perché «mette al centro la persona e i territori». Stimolato sull’ok della Commissione Europea, dice che i saldi sono compatibili con le finanze. Poi, la manovra la deve decidere il governo. Detto questo, però, vede nelle scelte del governo gialloverde una «manovra senza sviluppo che non dà investimenti». Aggiungendo poi: «Cosa significherà non dare soldi agli ospedali, alla ricerca? Come lavorare per uno sviluppo sostenibile senza ricerca? Siamo fra i Paesi che usano meno i fondi europei e potremmo invece fruirne per iniziative giuste per il nostro territorio. Ed è un delitto».

Parla di Europa, l’ex volto del Tg1, un continente che non può continuare a resistere senza la cooperazione, l’unione, la solidarietà, ma anche – è stato ribadito – la fiscalità da rivedere che porta aziende italiane a delocalizzarsi nell’Ungheria di Orban dove il costo del lavoro è diverso, dove l’uguaglianza non c’è. E dove non si può parlare di etica e sviluppo. Mattarella l’altro ieri ha ricordato il valore delle imprese. Virtuosamente impegnate verso l’annullamento delle diseguaglianze, come ha ricordato Scanavino, un lavoro che genera opportunità di studio, di elevazione, lavoro, crescita, impegno sociale e civile che regali dignità alle persone.

L’Europa ha la macchia del colonialismo economico, ha detto Sassoli: l’85% del mondo era dominato da noi fino a 100 anni fa, ora c’è il colonialismo delle multinazionali che portano via la ricchezza che permetterebbe al continente nero di camminare con le sue gambe. «Noi, li vogliamo rimandare via, ma – ha ribadito – non diciamo nulla a chi li mette in condizione di scappare. Stiamo tradendo la nostra Costituzione». —





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