Gioco
Viale Italia, progetto verde all’ex Ceschina. Resta il rebus dell’ippodromo abbandonato
Livorno, il lungomare diventa il ring per la campagna elettorale: spunta l’idea di un nuovo parco, pesa come un macigno l’ex Caprilli
LIVORNO. Nel giro di un pugno di giorni la giunta di Palazzo Civico ha messo nel paniere una sfilza di progetti che puntano gli occhi sul lungomare: ad esempio, nel complesso ex Ceschina, che tutti i livornesi conoscono per il torrino che svetta all’angolo fra via dei Pensieri e viale Italia. Senza contare che basta risalire all’indietro alla fine del mese scorso per trovare l’annuncio di un tris di progetti che, con i soldi del partner privato Porta Medicea, ridisegnano la striscia di territorio attorno alla Porta a Mare: la facciata storica del Cantiere più una passerella che crea un nuovo accesso alla zona.
Il solito progettificio che immancabile arriva appena si avvicina la data delle elezioni? Per provare a smentire questo sospetto Palazzo Civico mette nero su bianco l’invito all’inaugurazione della Villa Mimbelli risistemata con un anno di lavori costati al Comune 350mila euro. A ciò si aggiunga che nello scorso weekend era stata la volta della sistemazione del basamento della statua di Mino Trafeli a Ardenza Mare.
In mancanza di un arrosto un po’ più sostanzioso, ecco che la novità di ieri è, come dicevamo, l’ok della giunta comunale al progetto definitivo di riqualificazione del Parco della Ceschina: è sacrosanto la sottolineatura del Comune che parla di un’«area in stato di abbandono dagli anni ’40», forse in realtà è un po’ meno. Suona forse un po’ pomposa la denominazione di “Parco del mare” per uno spazio di tre ettari e mezzo. Ma si tratta di uno spazio verde in un punto nevralgico e mette sul tavolo un piano che vale 1,8 milioni di euro per «un nuovo spazio pubblico cittadino che abbinerà all’attuale vocazione naturale, servizi di ristoro, giochi per bambini e attrezzature per picnic».
Da ricordare che con una specifica delibera la giunta ha messo in preventivo anche «anche la ristrutturazione e il restauro del torrino belvedere e del cancello principale dell’ingresso sud in ferro battuto, già oggetto di parere favorevole da parte della Soprintendenza, per una spesa ulteriore di 300mila euro».
L’identikit del progetto? Da Palazzo Civico lo descrivono così: 1) due nuovi ingressi lato viale Italia, fronte mare, oltre a quello già presente lato sud; 2) area attrezzata con punto ristoro di 150 metri quadri, servizi igienici pubblici; 3) spazio giochi per i più piccoli e più in là un sistema gioco per bambini più grandi, sviluppato su pavimento antitrauma, con struttura in tubi metallici, scivoli e percorsi, oltre a dondoli a nido inclusivi; 4) area fitness non lontano dall’ingresso sud; 5) radura centrale con grande struttura a albero; 6) percorsi sopraelevati.
Resta la fascia a confine con l’ex Caprilli, che si presenterà come un bosco diradato, pulito e solcato dal nuovo fosso impreziosito da nuove sponde in pietre naturali, ponticelli e sedute a sasso sul prato.
Se non resterà il solito bel progetto da campagna elettorale, sarà un bel salto di qualità per un’area che troppo a lungo è rimasta terra di nessuno.
Ma nella striscia di lungomare resta l’incognita di un’altra terra di nessuno: l’ex ippodromo Caprilli, proprio lì accanto. Ancora più bisognosa di cure e ancor più grande: quasi cinque volte tanto, se è vero che si estende su «ettari 15, are 62 e centiare 55». Finora qualcosa di più di un niente senza nulla: non è un poderino abbandonato in chissà quale campagna lontana, siamo in una zona chic nel cuore di una delle zone più belle della città (con il borsino del mattone che valuta gli appartamenti poco meno di 3mila euro al metro quadro).
Finora è rimasto un rebus. Esattamente un anno fa, nell’incontro degli auguri che rappresenta un po’ il bilancio dell’annata, era stato il sindaco Nogarin ad annunciare grandi novità in dirittura d’arrivo: «Ah, se potessi rivelare il progetto». Poi: «Abbiamo un’idea ma la rivelerò a tempo debito». Ancora: «C’è ancora qualche tassello da mettere a posto, ma vedrete...». Dopo dodici mesi, si spera che il rebus l’abbia risolto.
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