Il Tirreno

Livorno

Livorno, in piazza Grande presepe anti-ruspa per salvare almeno la capannuccia

Juna Goti
Il presepe con la ruspa in piazza Grande
◗
Il presepe con la ruspa in piazza Grande

Sotto l’albero della città spunta una versione “ruspante”. L’idea di tre livornesi: «Dopo la svastica troppo silenzio» 

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Almeno loro no». Almeno loro no, con tre punti esclamativi, grida la statuetta vestita di bianco, in versione Papa, mentre con le braccia allargate guarda da vicino la ruspa. Una ruspa giocattolo tutta gialla – ma che tanto richiama il motore verde Lega – che sta per demolire la capannuccia. Quella Capannuccia. Con Giuseppe e Gesù già quasi ruzzolati a terra, mentre Maria chiede pietà.

Lo hanno chiamato “ruspante” i tre livornesi che, zitti zitti, sabato sera hanno piazzato questa versione del presepe sotto l’albero di piazza Grande. In pratica sotto l’Albero. Quello della città. Quello di 13 metri che è stato finanziato da una cordata di imprenditori (Abate, Di Gabbia, Fratelli Barbini, Lumar Impianti, Bettarini) e che si trova tra la facciata del duomo e il nobile interrompimento che da qui non fa vedere il Comune.

«Non sappiamo chi sia l’autore, abbiamo trovato il presepe lì una mattina», raccontano dal casottino di legno del centro Mondialità e Sviluppo che è stato sistemato proprio accanto all’abete di Natale. E in effetti uno dei tre falegnami dell’idea, rintracciato dal Tirreno, chiede subito di restare anonimo. Ma racconta.

Racconta che il presepe è nato in risposta alla svastica che qualche giorno fa è stata disegnata sulla baita di legno del centro: «È stato un gesto grave, ma è passato quasi inosservato, nessuno si è pronunciato, così...». Così ecco il presepe ruspante.

Il messaggio è chiaro già alla vista della ruspa giocattolo di stampo salviniano. Lo diventa ancora di più se si leggono i due scritti ai lati. Uno richiama i settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’altro è il sermone-poesia anti nazista diventato negli anni un manifesto contro le guerre o le violazioni dei diritti civili e politici. Recita: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Nella prima versione, racconta uno dei tre autori, sulla mini-ruspa c’erano anche le bandiere del partito di Salvini, «ma ci hanno chiesto di toglierle». Il presepe, invece, è rimasto, nonostante per qualche ora sia stato coperto con il cartello “Buon Natale”.

Per ora sta lì e resiste. Con la stella cometa della Coca Cola a simboleggiare il «consumismo dilagante». Con la ruspa da tangenziale ma in versione “non andate a comandare”. E nonostante il patto romano tra Lega e Cinque Stelle, che qualche metro più avanti, a Livorno, tengono il volante del palazzo. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web