Il Tirreno

Livorno

La magia del cinema resiste: Livorno record in Italia

Matteo Scardigli
Bruno Bini, direttore storico del cinema teatro I 4 Mori
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Bruno Bini, direttore storico del cinema teatro I 4 Mori

Calano gli spettatori (come dappertutto) ma i gestori riescono a reggere. «Bisogna accontentare il pubblico e offrire un’esperienza sempre migliore»

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LIVORNO. Siamo la seconda provincia in Italia per numero di posti a sedere al cinema in rapporto ai residenti: un record. A metterlo nero su bianco è l’ultima indagine del Sole 24 Ore: 2.720 poltrone ogni 100mila abitanti. Livorno, il capoluogo, negli anni ha visto chiudere l’Astra, La Gran Guardia, il Jolly, il Kino Dessé (già ex Gragnani), il Moderno e l’Odeon. Trasformati in centri congressi, locali, negozi o parcheggi.

Nell’era del contenuto on demand sul maxischermo che troneggia davanti al divano di casa, dello streaming che – spiegano gli analisti delle major di Hollywood – sta mettendo alle corde la pirateria, chi in una provincia gravata da ben due “aree di crisi complessa” sborsa fior di quattrini per andare al cinema?

«Dopo il boom del ’97-’98 l’affluenza è calata per tutti, e oggi si vive giorno per giorno», spiega Bruno Bini, direttore del Cinema Teatro 4 Mori, la sala più longeva della città: «Noi siamo sempre stati aperti dal 1957, salvo per qualche ristrutturazione, cercando di assecondare sempre i gusti del nostro pubblico di affezionati».

Più a sud, a Cecina, Ennio Testaferrata (titolare del Moderno e del Tirreno) ha una sua teoria: «Le sale ci sono, il problema è riempirle. Quando c’è la grande pellicola italiana la gente la viene a vedere, così come quando c’è il grande spettacolo. La gente viene volentieri a vedere le cose belle, ma da qualche anno sono scomparsi i ventenni e i trentenni». I millennial, cresciuti con la magia di Spielberg e oggi destinatari di reboot, prequel e sequel (e sidequel e spin-off...) prodotti in serie per mungere la vacca magra della nostalgia al cinema vanno sempre meno.

«I frequentatori più numerosi sono le famiglie, che si riversano in sala per guardare i cartoni animati. Bambini e genitori non mancano mai, seguiti dagli over 60», racconta Maria Grazia Maggiore, che gestisce il nuovo Metropolitan di Piombino rilevato insieme alla cooperativa omonima di cui fa parte: «Ma a dir la verità gli incassi maggiori vengono dal teatro, nonostante il biglietto di ingresso sia più costoso di quello del film». Segno forse che lo spettacolo “impegnato” è la carta vincente?

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«L’affluenza dipende sempre e soltanto dal tipo di film. Il titolo “difficile” attira comunque molte persone, e il periodo migliore dell’anno è proprio questo, sotto Natale» le fa eco Gino Mochi, gestore con tutta la famiglia del rivale Odeon: «Va detto che ormai ci sono altri interessi, e in media nei giorni migliori riempiamo la metà dei posti tra platea e galleria. Ma noi rifiutiamo di convertirci in multisala, e siamo fra i pochi che hanno conservato la struttura originale – adeguamenti a parte – dell’impianto».

E il multisala, il terribile gigante The Space che ha cannibalizzato le altre sale livornesi, continua a “mangiare” spettatori da tutta la provincia come fossero pop corn. «Il cinema resta un’esperienza irripetibile, un’abitudine sociale che noi alimentiamo. In termini di tecnologia nulla è comparabile, ma questo non basta. Bisogna impegnarsi per presentare un’offerta sempre migliore», precisa Andrea De Candido, marketing manager del marchio “arancionero”: «Il cinema accompagna una persona per tutta la vita, e spesso si ricordano con maggior piacere le domeniche passate in sala in compagnia piuttosto che il film in sé».

Magari nell’ineguagliabile accoppiata “pizza e film”, ché tanto a Livorno i posti per mangiare qualcosa non mancano di certo, in una sorta di versione labronica dell’antico detto panem et circenses. Livorno, il set cinematografico, è stata davanti e dietro alla macchina da presa da “Il sorpasso” a Ovosodo (e tutto il catalogo della produzione di Paolo Virzì) alla miniserie di Francesca Archibugi “Romanzo Famigliare”. E che cinque anni fa ha visto risorgere il glorioso nome della Gran Guardia, gestita oggi da Andrea Casalini e Giancarlo Banchini (dipendenti di una srl di Lucca): «Il nostro pubblico rispecchia la programmazione, sono entrambi vari ed eterogenei. Ciò che ci contraddistingue è l’ambiente che viene percepito come familiare, e capita spesso che persone di fuori città, magari proprio di Cecina o Piombino, tengano a precisare che sono venuti apposta per assistere a una nostra proiezione».

E chissà dove avranno parcheggiato la macchina i “turisti del cinema”? Magari al Moderno, oppure all’Odeon. Tanto per restare in tema. —
 

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