Gioco
La Curva Nord adotta la cantina, ai remi i tifosi: «Con il Labrone come la Giamaica del bob»
Livorno, cambia tutto nella sezione nautica che rappresenta i quartieri nord: «Rischiavamo di non partecipare alle gare per mancanza di vogatori, poi...»
LIVORNO. In effetti mai colore fu più azzeccato: amaranto. E pure il nome, per questa avventura, sembra fatto su misura: Labrone. Dagli spalti del Livorno calcio ai remi del Palio marinaro: i tifosi della Curva Nord hanno adottato la sezione nautica che rappresenta i quartieri nord della città e che quest’anno, per mancanza di atleti, rischiava di non partecipare alle gare. Adottata, nei fatti. Visto che sarà direttamente un gruppo di ultras e appassionati dell’Armando Picchi a salire per la prima volta sul gozzo e a tuffarsi quasi da zero nella sfida a dieci remi. Un gruppo di nuovi vogatori guidato nell’impresa da due veterani del Palio, come l’allenatore Paolo Chelli e il preparatore atletico Claudio Gigliucci. Insieme al presidente Lino Capozzi.
Un’avventura sportiva. Ma non solo. «Il Palio è la nostra tradizione e questo è l’unico movimento sociale che c’è in città». Lo ripete due volte Ernat Mica, vogatore e volto della Curva, mentre nella cantina che si affaccia sulla darsena dell’ex Cantiere ci si allena al remoergometro. Lo ripete con l’idea di mandare il messaggio che «se anche dei ragazzi di strada ce la fanno...». Allora ce la possono fare tutti. In barca saliranno una ventina di tifosi, tra i 20 e i 35 anni. «Siamo amici, fratelli, ci frequentiamo da sempre», racconta: «Condividiamo trasferte, cene. È una seconda famiglia. Siamo già un gruppo, c’è solo da allenarsi e remare». Tanto. Perché se si esclude Mica, qui sono tutti alla prima esperienza. «Una delle cose che ci ha spinto – chiosa – è anche sapere che quest’anno tutte le cantine ripartiranno con i gozzi nuovi». Quelli in vetroresina in costruzione. «Ci auguriamo che arrivino».
«Nella passata stagione – spiega il dirigente del Labrone, Giordano Bandinelli – abbiamo dovuto fare i salti mortali. Abbiamo perso tanti per strada. Non so nemmeno come abbiamo fatto a finire le gare». In città mancano i vogatori. E la cantina – che con l’ultima riforma ha visto fondersi Shangai, Corea e Sorgenti sotto il nome Labrone – ha rischiato lo stop. «Probabilmente senza di loro non avremmo partecipato», dice Chelli, 59 anni, nel Palio almeno da inizio anni Ottanta. «Questi ragazzi – racconta – sono partiti da zero. Lavoriamo perché imparino la tecnica. L’obiettivo? Almeno il primo anno si prende quello che viene. Ma c’è tanto entusiasmo, è un gruppo affiatato». «E con loro – sorride – il frega frega di vogatori fra cantine non sarà possibile...». Per la serie: nessuno lascerà il gruppo, magari per sezioni nautiche più blasonate.
«C’è un bello spirito di appartenenza, sono ganzissimi», la mette così Massimiliano Sodano, fino a poco tempo fa conosciuto ristoratore della Venezia, tirato dentro l’ avventura da dirigente. Le battute si sprecano con Nicola Villani, facchino al Goldoni, che al prossimo giro di boa debutterà da timoniere. «Attenti perché alla Barontini butterà giù la Fortezza», lo stuzzica. «Ho fatto tanti sport – racconta il trentaquattrenne – ma il Palio è la nostra tradizione. E questa è una barca di famiglia. Come sarà montarci sopra? Come quando la nazionale della Giamaica ha preso il bob». Sognando l’impresa. In mare, invece che tra i ghiacci. —
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