Toscana
Dipendenti Aamps in piazza: «Stabilizzare i precari e non cedere più servizi»
Livorno, i lavoratori sotto al Comune e in via Grande nel giorno di stop alla raccolta. La denuncia dei sindacati: «In azienda brutto clima tra licenziamenti e sanzioni»
LIVORNO. Gli striscioni tornano a fasciare la scalinata del municipio. C’è scritto: “Basta lucrare sui lavoratori” e “porta a porta, cittadini differenziati”. Per cosa si protesta? Soprattutto per le nuove esternalizzazioni dei servizi e la mancata stabilizzazione dei precari. Ma anche per quello che i sindacati chiamano clima di «paura» e «zero dialogo» all’interno dell’azienda. Così ieri i lavoratori di Aamps si sono fermati. I sacchetti, dall’organico alle buste gialle della plastica, sono rimasti nelle case o davanti ai portoni: niente raccolta per tutta la giornata, ad eccezione dei servizi essenziali, mentre fino a stasera andrà avanti il blocco degli straordinari.
In più di 200 di prima mattina si sono radunati davanti al Comune – che di Aamps è il proprietario – per poi sfilare per una decina di minuti sulle strisce pedonali di via Grande. I motivi sono in gran parte riassunti nelle parole del segretario Fp Cgil, Giovanni Golino. Che parte dalle privatizzazioni dei servizi: «Ne abbiamo già viste molte, dalla raccolta stradale degli ingombranti a sfalci e potature. Ora il core, la raccolta porta a porta nel Pentagono, viene affidata ad Avr: dicono che è per un anno, noi chiediamo che il servizio venga affidato ad Aamps. Perché questo è un meccanismo pericoloso, togliendo una foglia alla volta sono già al cuore del carciofo». «Eppure il sindaco nel 2014 venne nel piazzale e disse che avrebbe riportato dentro tutte le esternalizzazioni», scuote la testa Elio Carmignani, 65 anni, andato in pensione dopo «42 anni, 7 mesi e 7 giorni».
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Ma il punto è anche un altro: i precari, una cinquantina, che insieme ad altrettanti dipendenti ogni giorno sono in strada per la raccolta porta a porta. Come Mirko Voliani (50), che è stato assunto a tempo l’8 gennaio e a fine ottobre ha firmato in anticipo fino alla fine del 2020. Si dà da fare, vuole lavorare, «ho sempre lavorato nella mia vita».
«Il primo novembre – riprende Golino – sarebbe entrato in vigore il decreto dignità. E l’azienda cosa ha fatto? Lo ha eluso chiamando i precari il 31 ottobre e rinnovando loro il contratto fino a usare tutti i 35 mesi previsti dal Jobs Act. Alcuni di questi con il nuovo decreto avrebbero dovuto essere assunti o non riconfermati (ma in questo caso con pesanti ricadute sul servizio) perché già sulla soglia dei 24 mesi. Chiediamo che alla scadenza naturale del contratto questi lavoratori vengano assunti a tempo indeterminato. Perché non coprono picchi di attività ma un servizio stabile. Non siamo qui per manifestare contro il Comune, ma per scioperare contro le scelte aziendali e chiedere aiuto al sindaco».
Vicino a lui c’è Luca Grandini, 57 anni: «La politica non c’entra. Stiamo manifestando per difendere il servizio e per dare un futuro ai precari che come noi si danno da fare ogni giorno». È uno dei pochi a parlare. In molti chiedono di non comparire. Di togliere dichiarazioni. «E anche questo dovrebbe dare il segno del clima che c’è», dice Giovanni Ceraolo di Usb, che ha aderito allo sciopero indetto da Cgil e Fiadel. «La situazione all’interno – si legge in una nota di Usb – è diventata insostenibile: continue lettere di contestazione, turni massacranti, disorganizzazione». «C’è un clima di terrore – gli fa eco Simonetta Poggiali (Fp Cgil Toscana) – che si traduce in richiami e infortuni non denunciati. Un mese fa è stato licenziato un dipendente parzialmente abile e c’è chi ha preso una sanzione disciplinare per avere espresso un’opinione sui social».
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