Il Tirreno

Livorno

Simone, l’erede della casa-azienda delle statuine fatte a mano

Barbara Antoni
Simone, l’erede della casa-azienda delle statuine fatte a mano

Il bisnonno le metteva in valigia e le vendeva in America Lui lavora in un edificio di 27 stanze, tutte in verticale  

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Cento e più anni di storie e lavoro in due valigie. Piccole, di legno, con la chiusura a cerniera imbullettata sulle due ante. Dentro, divise verticalmente da stecche di compensato: ogni scomparto è imbottito e rivestito con stoffa di fiandra con disegni floreali. Quattro scomparti per valigia: erano il posto delle figurine di gesso, personaggi del presepe con vesti dipinte, volti trasognati, immagini sacre e anche profane, all’epoca, come cani, gatti, fanciulle, che Carmeno Barsanti, classe 1879, originario di Bagni di Lucca, all’inizio del Novecento portava in giro fino in America per promuovere la sua produzione e portare a casa commesse.

La storia delle famiglie Barsanti e Fiori è racchiusa in quelle piccole valigie, testimoni di una professione antica che oggi si concentra in una persona sola: Simone Fiori, 42 anni, di Bagni di Lucca, maestro d’arte diplomato all’istituto Passaglia di Lucca. «Sono l’ultimo rimasto in Italia a produrre le figurine di gesso con la sola lavorazione a mano, senza macchinari», spiega. L’azienda di oggi è tale e quale a quella di ieri, fondata da Carmeno detto Carmelo (bisnonno di Simone), poi passata al figlio Fedele, quindi alla figlia di lui, Maria, al marito Pierangelo Fiori e quindi a Simone: un edificio su via Val di Lima, che da Bagni di Lucca porta all’Abetone. Sono ventisette stanze che si sviluppano in altezza e profondità, verso il fiume.

LA FABBRICA

Era floridissima agli inizi del secolo scorso: ci lavoravano fino a sessanta persone. Fuori, a domicilio, lavoravano le donne, che dipingevano i “mammalucchi”, come venivano chiamate le figurine bianche, uscite dai calchi e lisciate. Carmelo, coi lunghi baffi e le due valigette, andava e veniva dall’America con il suo campionario di figurine di gesso. Lui come tanti altri uomini della Val di Lima, che ai primi del Novecento era il distretto dei figurinai, o stucchini. Tra le aziende locali leader nel settore, solo Arte Barsanti si dedica ancora a questa arte con la tecnica di un tempo. Simone Fiori recita un detto: «Quando Colombo scoprì l’America, la prima persona che incontrò fu un lucchese che vendeva statuine». Tanto per dire «quanti figurinai da qui erano andati a far fortuna in America». Come il bisnonno, che «quando tornava a casa e aveva fatto buoni affari e guadagnato un po’di soldi, murava sempre una stanza in più della fabbrica, la allargava».

Al piano sotto il livello della strada, c’è la stanza della colatura e accanto una miniera di stampi: quelli antichi, fatti di colla e caucciù, e quelli moderni, in lattice o silicone. Quanti stampi possiede Simone Fiori non lo sa: di sicuro diverse centinaia. Sul davanti c’è la stanza della cottura. «La statuina di gesso – spiega Fiori – non si cuoce ma si asciuga». Nella stanza della cottura ci sono un forno a legna con la brace sempre ardente e ragnatele originali, al soffitto e ai muri. Poi la ripulitura, fatta con le “spadolette”, piccole spatole simili a bisturi, usate per togliere le “bavature” rimaste dopo la colata. Per la fase successiva di lavoro bisogna salire all’ultimo piano. Lì, nella stanza “della tintura” (dove si eseguono anche i processi di doratura e invecchiamento della statuina) ci sono colori a non finire, e così i pennelli. Sulla sommità, in una soffitta lunga e stretta, c’è il posto delle meraviglie: il presepe personale del maestro. La musica in sottofondo, la luce che sfumando di tono in tono crea l’illusione ottica che le statue si muovano. Figurine di diversa grandezza: più alte quelle in primo piano (la Madonna, il Bambino e Giuseppe), più piccole, gradualmente, quelle che si allontanano dal proscenio. Lo spettacolo del presepe animato da musica e note dura tre minuti, nei quali ci si sente catapultati all’indietro nel tempo, all’infanzia, e per un attimo cullati.

LA PRODUZIONE

Gesso alabastrino e acqua. Si prende un contenitore, si mette dentro dell’acqua e una quantità di gesso finché la polvere non affiora: si forma una miscela che ha la consistenza dello yogurt. «Poi si mescola con un mestolo fatto col filo di ferro. Il contenitore si batte sulla base per far venire in superficie le bollicine di aria. Più lo batti, più le bollicine se ne vanno, più la statuina è perfetta», spiega Simone Fiori.

Bisogna attendere circa mezz’ora perché il gesso si solidifichi. Poi lo stampo si apre ed esce la statuina. Che così, grezza, viene messa in forno, a una temperatura di 50-60 gradi per asciugare. «Le statue alte fino a trenta centimetri sono piene. Le più alte sono vuote, il gesso ha lo spessore di un centimetro – continua Fiori –. Nelle statue più grandi le parti piccole, in particolare le mani e il collo, sono separate dal corpo e contengono un’armatura di ferro per esservi fissate».

Per essere pronta, dipinta e invecchiata, una statuina viene presa in mano da 40 a 50 volte in media – continua il maestro figurinaio –. In una giornata, al massimo, si possono realizzare cinque statuine». «I soprammobili non li faccio – continua – ma ho in mente di tirar fuori presto qualcosa di nuovo». Non esiste un pezzo prodotto uguale all’altro. I committenti di Arte Barsanti sono per la maggioranza santuari, negozi di articoli religiosi, molti collezionisti di presepi.

Un cruccio Simone Fiori ce l’ha: trasmettere la sua arte, tramandarla. «Per due anni ho tenuto dei corsi, il Comune aveva potuto usufruire di alcuni fondi per la formazione. Adesso di fondi non ce ne sono più», racconta. Ha avuto molte soddisfazioni nella sua professione: ha realizzato statuine per fiction televisive tra cui il Maresciallo Rocca, e per alcuni film.

Ha esposto i suoi presepi in tutto il mondo, fino a Betlemme. È stato ricevuto da Papa Giovanni Paolo II; il Presidente della Repubblica Mattarella gli ha scritto per complimentarsi del presepe che ha esposto al Quirinale.

NUOVI PROGETTI

Uno è nato da poco e si chiama Il Beco. È il nome dato alla statuina con le sembianze del cercatore che ha trovato il tartufo più grande, 2 chilogrammi e 520, insieme al suo cane. Gliel’ha commissionata la Mostra del Tartufo di San Miniato, «e sarà la prima di una serie– annuncia Fiori –. Loro vorrebbero fare una statuina nuova, un soggetto diverso ogni anno» Simone Fiori ha in mente di ampliare ancora la fabbrica, più altre iniziative che metterà in atto nel 2019, quando saranno 140 anni dalla nascita del bisnonno Carmeno.

IL SOGNO

Si chiama museo. Fare della fabbrica un museo, «che poi lo è già, come si può vedere– spiega Simone Fiori –. Vengono spesso persone a visitarla, anche classi di alunni. Il mio sogno è continuare a lavorare qui ma anche mostrare questo luogo, quello che contiene, raccontarne la storia, il lavoro che qui è stato creato. Il problema? I soldi. Ci vogliono fondi per gli adeguamenti dell’edificio alle normative di sicurezza, per permettere che possa essere visitato. Dalle istituzioni l’interesse è limitato. E molte persone non sanno che tutto questo esiste, qui a Bagni di Lucca. E dire che potrebbe essere un luogo di attrazione turistica, di cui potrebbero beneficiare anche alberghi, negozi, ristoranti. La gente parte per andare ai mercatini del Nord Italia, dove tutti gli oggetti di legno ormai sono stampati, oppure per visitare San Gregorio Armeno. Qui è il posto dei presepi fatti a mano. Basterebbe che qualcuno credesse in questo sogno...» .


 

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di Redazione web