Gioco
Pd, Renzi scioglie i renziani: «Alle primarie liberi di votare chi vogliono»
L'ex premier: «Non sarò capocorrente, un errore la procedura d’infrazione dell’Ue». I suoi allo sbando. Giacomelli: «Sprezzante col Pd»
FIRENZE. Con il monitor gigante alle spalle, la scritta «Firenze» e in piccolo «secondo me», le pentole che penzolano sul palco e le immagini degli Uffizi, la vista della cupola di «Pippo» Brunelleschi e tutte le altre meraviglie della città, dice che no, lui oggi «racconta la bellezza», mica «siamo qui per parlare del congresso Pd, ma di qualcosa di più grande del chiacchiericcio quotidiano».
Perché Matteo Renzi vorrebbe schivare e dribblare tutti quelli venuti ad agognare un cenno, a chiedergli «Matteo, non ci lasciare da soli nella tempesta, dacci una direzione». Così la pasionaria fiorentina Marzia Cappelli si accalora, tifa, a lei basterebbe un barlume di rotta per tenere in piedi se non una corrente almeno un rigagnolo renziano nel Pd. «Non mollare, Matteo».
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Ecco, lui vorrebbe invece che questa fosse solo la presentazione del suo docufilm, in onda sul Nove da sabato alle 21.25 per quattro puntate. Vorrebbe raccontarci di marmi, arte, cultura e storia a modo suo, della Madonna del Cardellino e di quando fra 2008 e 2009, ogni mattina, si fermava a guardare il volto di donna e l’uccellino della passione che l’avrebbe fatto diventare sindaco; oppure della Piagnona, la campana che i fiorentini frustarono quando fu ucciso Savonarola, «allegoria» renziana «dei populisti ante litteram».
Ma niente: fra palco e realtà, la realtà è che alla fine i suoi lo braccano al buffet, smarriti, sgomenti, e l’ex premier, ex segretario, ex rottamatore non può sottrarsi. «No, non faccio il capo corrente», dice. «Non ho dato indicazioni. Ognuno è libero di scegliere: Martina, Giachetti, perfino Zingaretti», confida a chi gli sta intorno. E alla fine al Teatro del Sale, i pochi venuti, gli irriducibili, ne hanno la certezza: è la fine dei renziani, il capo tribù la tribù la sta sciogliendo. «Credo ci sia vicino, vuole che ognuno cammini con le proprie gambe», dice Dario Nardella in mattinata a Controradio.
Ma la ciurma è ormai una flotta di naufraghi, un esercito sbandato. E qualche caso pure incazzato. «Non c'era bisogno di Porta a Porta per sapere che il progetto che ha in mente Renzi guarda ormai oltre il Pd e per quanto capisco, anche oltre lo schema tradizionale destra-sinistra... Semmai dispiacciono i toni sprezzanti verso la comunità di cui è stato leader» dice il deputato pratese Antonello Giacomelli. I dem toscani sono in ebollizione. E a chi gli chiede cosa farà adesso, lui risponde: «Il senatore, non ne farò passare mezza al governo». Anche se del governo, per un giorno, diventa quasi alleato. Lo difende dagli attacchi del rigorismo europeista, del savonaroliano Moscovici: «Io non avrei fatto tutte le figuracce di Salvini e Di Maio, ma non ha alcun senso la procedura di infrazione contro l'Italia».
Certo, si capisce. Renzi vuole tornare a sentirsi libero, scrollarsi di dosso le vecchie liturgie. Un altro congresso sarebbe stato una trappola. Franceschini lo aveva avvertito. «Mi ha mandato un sms: “Candidati, vinci, poi perdi le Europee e chiediamo le dimissioni”. Capite?. No grazie. A gennaio parto in tour per i borghi d’Italia, per presentare il mio nuovo libro. E non c’è neanche una riga sul passato. Tutto su quello che pensiamo di fare in futuro». E nel futuro c’è un partito? E qui la Cappelli si infiamma. «Ma quale partito! - rimbrotta il giornalista - Sarà un movimento». E per un attimo Matteo arrossisce: «Lo apprendo da lei», ride. Nemmeno lui smentisce di avere in gestazione un nuovo soggetto politico. «Si vedrà, ma non mi candido alle Europee», ha confidato. I nuovi Ciudadanos renzianos, riformisti e liberal sul modello spagnolo, potrebbero prendere vita anche dopo. Certo, ormai la truppa è ristretta. In Sant’Ambrogio, nel ristorante del cuoco-guru Fabio Picchi, nell’età dell’oro la sala sarebbe stata strapiena. Ora ci sono posti a sedere. Perfino nel Giglio Magico s’è rotto l’incantesimo: ci sono Francesco Bonifazi, Marco Carrai, Luca Lotti è in ritardo di rientro dagli Usa, Maria Elena Boschi è assente. Ci sono i consiglieri regionali Antonio Mazzeo e Titta Meucci. «Forse sì, al congresso sosterrò Martina, ma se Matteo creasse qualcosa di nuovo, non so». Anche Eugenio Giani si aggira come perso nelle nebbie: «Chi sostengo? Non lo so, devo rifletterci, parlerne con lui». Poi non si trattiene: «Matteo, hai sbagliato. Dovevi fare come Andreotti: non ci si dimette mai da nulla».
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