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«Non c’è pericolo ordine pubblico», il Tribunale dice no allo sgombero di palazzo Maurogordato
Livorno, i giudici hanno respinto la richiesta dei proprietari della struttura occupata da oltre tre anni
LIVORNO. L’occupazione abusiva del palazzo Maurogordato, l’ex sede dell’Enel sugli scali D’Azeglio, non ha creato «una situazione di pericolo imminente per la pubblica incolumità». O almeno non è stato provato che questa situazione abbia «causato un turbamento dell’ordine, dell’igiene e dell’incolumità pubblica». È un concetto che potrebbe fare giurisprudenza quello che i giudici del tribunale amministrativo di Firenze hanno usato nella motivazioni della sentenza in cui hanno rigettato la richiesta di sgombero presentata dai proprietari della struttura.
A rivolgersi al Tar, il primo giugno scorso, sono stati gli avvocati della Pensplan Invest SGR spa, il fondo di investimento che nel dicembre del 2006 ha acquistato il palazzo, occupato da una ventina di famiglie da ormai tre anni. «Con diverse istanze l’odierna ricorrente – si legge nella sentenza depositata a metà novembre – ha chiesto alla Prefettura di Livorno e al Comune di Livorno l’adozione di tutti i provvedimenti e delle azioni (anche forzose) necessarie per l’immediata liberazione dell’immobile». Richieste che però non hanno portato ad alcuna azione concreta. Addirittura la società, il 28 luglio del 2017, aveva programmato un intervento per togliere la luce dal palazzo. Ma quando gli addetti si sono presentanti – è la ricostruzione dei giudici – «non è stato possibile completare le operazioni per l’intervento di numerosi occupanti del palazzo». Ne è nata una guerra di carte bollate tra il fondo di investimento e il Comune alle quali l’amministrazione ha risposto il 9 maggio spiegando «l’insussistenza di emergenze sanitarie o di igiene pubblica e di fenomeni di criminalità in grado di minare la sicurezza urbana».
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Non sussisterebbero quindi, a dire del Comune, le condizioni per legittimare un’ordinanza di sgombero. E non esisterebbero neanche rischi «per l’incolumità pubblica derivanti da allacci elettrici realizzati in modo precario e sotto questo profilo, la sicurezza potrebbe essere garantita con l’isolamento dell’impianto elettrico, mediante il distacco della rete di alimentazione. Se attuato a questo fine, lo sgombero dell’immobile – prosegue – assumerebbe carattere sproporzionato».
È questa risposta che ha portato gli avvocati della proprietà a rivolgersi al Tarcon la speranza di costringere il Comune a liberare la struttura. «I presupposti per l’adozione del sindaco dell’ordinanza (di sgombero) è costituita dalla sussistenza di un pericolo irreparabile e imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con mezzi ordinari. In questo caso – si legge ancora – la ricorrente non produce elementi fattuali tali da dimostrare l’esistenza di tali vizi nel provvedimento impugnato. Essa a tal fine cita solamente il decreto penale di condanna del 2 febbraio 2016 con cui è stato riconosciuto, a carico degli occupanti identificati dalle forze dell’ordine, il reato di invasione di edifici, ma tanto non è sufficiente a fondare quella situazione di pericolo imminente per la pubblica incolumità costituente presupposto per l’emanazione del provvedimento da lei richiesto».
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