Il Tirreno

Livorno

Dazi Trump-Xi le aziende temono un effetto valanga sui nostri scambi

di Ilenia Reali
Dazi Trump-Xi le aziende temono un effetto valanga sui nostri scambi

Apprensione per chi produce il made in Tuscany Intanto gli investimenti stranieri nella regione sono fermi

6 MINUTI DI LETTURA





Quando nel quartier generale all’Harley Davidson di Milwaukee è arrivata la notizia della controffensiva Ue ai dazi di Trump, lo scorso giugno, la risposta non si è fatta attendere e la celebre casa produttrice di moto, simbolo della campagna elettorale America First, ha annunciato di spostare la produzione in Europa, suo secondo mercato con 40.000 veicoli venduti nel 2017. Contemporaneamente tra Cina e Usa era in atto la guerra dell’export di maiali tanto da far diventare famoso in quattro e quattr’otto Mister Kimberley, allevatore dell’Iowa, divenuto amico di Xi Jinping, e più volte chiamato in Cina per aiutare a utilizzare le più moderne tecniche di allevamento.

Intanto a New York, lo chef stellato Cesare Casella, lucchese da 25 anni nella Grande Mela, preoccupato per eventuali dazi anche sulla finocchiona e sul prosciutto del Casentino, aveva cominciato ad allevare maiali nelle campagne dello stato di New York chiamando ad aiutarlo un celebre norcino di Arezzo.

Spigolature. Perché accanto alle strategie della politica mondiale, della riforma del Wto e agli accordi del G20 ci sono economie e storie più piccole ma che compongono il tessuto economico mondiale. E che pongono attenzione ai segnali di distensione che arrivano da Washington e da Pechino che non sono così lontane.

NUOVE GEOGRAFIE

«I dazi e le scelte protezionistiche possono avere un impatto rilevante sugli scambi internazionali e sull’economia di un territorio, tanto più in una regione manifatturiera come quello della Toscana, soprattutto nel caso in cui si inneschino reazioni a catena a livello globale». La sintesi è dell’economista Tommaso Ferraresi, autore con il collega Leonardo Ghezzi, della consueta analisi sull’export toscano di Irpet, l’Istituto regionale di programmazione economica della Toscana. La preoccupazione degli operatori economici per una tendenza verso una politica daziaria e un’intensificazione del protezionismo ancora non si vede sui numeri ma è palpabile e ha già anestetizzato gli investimenti. Intanto un numero: il 22% del valore aggiunto della Toscana è dato dalle esportazioni, circa 20 miliardi.

INVESTIMENTI FERMI

«Dall’estate in poi – commenta Filippo Giabbani direttore di Invest in Tuscany, l’ufficio della Regione punto di riferimento per chi investe in Toscana - c’è stato un forte rallentamento degli investimenti. Sono meno numerosi rispetto ai mesi precedenti. Onestamente sono quasi fermi. La mia sensazione è che dipenda dal clima internazionale cambiato e, lo dico in modo asettico, dalla situazione italiana: la contrapposizione con l’Ue, la legge di stabilità, lo spread fanno prendere tempo ai grandi gruppi industriali ». «Un’economia come la nostra vive per l’apertura del commercio verso l’esterno», commenta Ferraresi. «Quindi, una situazione di generale congelamento degli scambi a livello internazionale non ci favorisce. I paesi tradizionalmente importatori della Toscana sono le economie avanzate, l’Eurozona e gli Stati Uniti. Ma non sono solo i paesi coinvolti direttamente in una guerra di dazi a rischiare: spesso in questi casi si innescano reazioni a catena, ci sono meccanismi di scambio che si sgretolano».

L’IMPATTO INDIRETTO

Dagli anni Novanta in poi del resto le catene di produzione sono completamente cambiate. Ci sono scambi intermedi di semilavorati e le filiere sono complesse e frammentate. Un esempio per capire meglio: la stoffa per cucire un vestito può essere acquistata grezza dalla Cina, tinta e rifinita in un’azienda di Prato per poi venire cucita in Spagna o in una fabbrica vicina al luogo in cui sarà poi venduto l’abito. Passaggi che si complicano ancora di più quando andiamo a parlare di prodotti legati alla meccanica. Inserire in queste catene dazi, o politiche protezionistiche, cambia questi spostamenti con impatti evidenti sull’economie dei territori coinvolti. «Cambiare la geografia significa questo», entra nel merito Ferraresi. «In un intervento pubblico di qualche anno fa Jeff Immelt, CEO di General Electric, illustrava come con politiche di dazi la strategia dell’azienda sarebbe cambiata spostando la produzione in luoghi più vicini ai mercati di sbocco. Questo potrebbe accadere anche da noi: potrebbero cambiare le strategie delle grandi aziende che sono qui, quelle che muovono il commercio internazionale, e che influenzano una parte rilevante degli scambi ».

EXPORT VULNERABILE

Il primo semestre del 2018, ultimi dati disponibili elaborati da Irpet, ci consegnano una debole crescita delle esportazioni della toscana, +2.3%. Un dato meno positivo della media italiana, +3,7%, e particolarmente debole se confrontato con le altre regioni aperte al commercio internazionale, Lombardia +6,1%, Emilia Romagna (+5,9%) e Veneto (+3,3%). Una tendenza influenzata negativamente dalle performance della meccanica. «Hanno registrato un freno alla crescita dell’export toscano - scrive l’economista dell’Irpet Leonardo Ghezzi sull’ultimo rapporto - le vendite di beni strumentali. -13% contro il 2,3% a livello nazionale) e in particolare quelle macchine di impiego generale (-17,8%) che risultano in costante arretramento da alcuni anni».

GRANDI INFLUENCER

Entrando nel dettaglio (la meccanica solo nella provincia di Firenze precipita a un -25,8%) così come ha cattivissime performance Massa Carrara, qui si collaudano le turbine. Numeri influenzati dalle dinamiche di Nuovo Pignone che da sola rappresenta circa la metà del valore aggiunto del settore. Una rappresentazione che aiuta al di là dell’analisi sulle esportazioni, della crisi di Ge e dell’andamento del mercato del petrolio a far capire quanto incidano gli scambi dei grossi gruppi sull’export della nostra regione e la spirale che si innescherebbe, con reazioni pressoché immediate, in caso di dazi a seguito delle contromosse aziendali dei grandi gruppi.Un altro esempio di forza legato a grandi gruppi è quello del farmaceutico che, crescendo, negli ultimi anni ha calmierato gli effetti delle cattive performance del meccanico superando già dal 2017 settori della tradizione toscana come il tessile. Le esportazioni del farmaceutico valgono complessivamente in Toscana quasi due miliardi di euro, di cui il 59% verso l’Eurozona e il 14% verso i paesi del Nord America. Il peso del settore sul totale dell’export è del 6% contro il tessile al 5,5% .

DISTRETTI TRADIZIONALI

Se sui settori gestiti da grandi aziende le reazioni alle politiche sovraniste sarebbero repentine, la situazione sarebbe incerta anche per i distretti tradizionali toscani. Spesso i nostri prodotti sono semilavorati (ad esempio, la concia e i prodotti dell’industria tessile) e comunque non viaggiano con un marchio proprio. Se una parte di questi ha subito negli ultimi anni la pressione delle importazioni dai paesi a basso costo del lavoro, è difficile immaginare recuperi di competitività derivanti da una politica protezionistica. Mentre potrebbero subire contraccolpi negativi da una politica di dazi generalizzata a livello globale.

Una condizione di svantaggio dal momento che difficilmente riuscirebbero a superare lo choc di imponenti aumenti di prezzo. «Uno scenario - interviene anche il presidente dell’ufficio studi Ires Gianfranco Francese - che porta a rivedere al ribasso le ipotesi di crescita della Toscana previste nei mesi scorsi, attestandole allo 0,9% per il 2017 e addirittura allo 0,8% per l’anno corrente. Continuerebbero, quindi, ad essere più che mai necessarie politiche economiche anticicliche in grado di sostenere la domanda interna. Una domanda interna che a livello regionale mostra una moderazione della dinamica per i consumi che passa da + 1,4% a + 0,7%. Proprio questo andamento molto prudente dei consumi testimonia la percezione di incertezza anche dei cittadini toscani». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web