Gioco
Bollicina mon amour: Toscana regina della produzione di qualità
Dallo storico spumante di Montellori a Fucecchio, che quest’anno si rinnova, al neonato 24 Nodi della Badiola in Lucchesia
Chi va a cento all’ora e chi a 24 nodi. L’importante è viaggiare al top, per terra e per mare. E magari allietarsi la vita con una fragrante bollicina. Soprattutto se è quasi Natale.
Ogni anno di più in Toscana le Feste di fine anno si arricchiscono di spumanti autoctoni, una tendenza che sta diventando tradizione. Il luogo comune, che vedeva la regione terra quasi solo di rossi, lascia spazio a una vasta gamma di bolle. «Il fatturato totale degli spumanti toscani 2018 è stimato di 14.6 milioni di euro per 1,2 milioni di bottiglie – dice Giampietro Comolli, presidente dell’Osservatorio economico vini speciali effervescenti – Il 60% delle vendite è destinato all’export, soprattutto grazie agli spumanti realizzati con metodo Martinotti (charmat, lo stesso del prosecco ndr). E un dato interessante è che i toscani bevono bollicine toscane per il 70%».
Ma se la gran parte delle bottiglie prodotte nel Granducato sono fatte con metodo Martinotti, le etichette più prestigiose sono realizzate con metodo classico, cioè quello dello champagne. Uno degli ultimi nati in Toscana è 24 Nodi, Chardonnay in purezza, millesimato 2014, ben 36 mesi sui lieviti. A produrlo l’azienda agricola la Badiola di San Pancrazio di Lucca. «È la prima bollicina delle Colline Lucchesi, l’abbiamo presentata a luglio scorso – dice la contitolare Romina Mariotti – Lo spumante è dedicato a mio suocero Franco Butori, scomparso lo scorso anno, amante del mare: 24 nodi è la velocità massima a cui andava la sua barca Giuseppina, dal nome di sua madre. Come prima annata abbiamo fatto 3.200 bottiglie; la prossima, millesimata 2018, uscirà nel 2022».
Dal mare all’amore. Restando in terra lucchese, per un assaggio appassionato l’ideale è il Donna Catherine, spumante metodo classico dell’azienda Montechiari a Montecarlo di Lucca, frutto del sentimento del produttore Moreno Panattoni per la sua metà. Un amore che si estrinseca in un Brut Rosé a base di Pinot Noir dal fitto perlage, che ha la raffinatezza tutta francese di Catherine.
Nel Pisano, al confine con l’entroterra livornese, troviamo una bollicina che si è affermata come una delle più intriganti del firmamento nazionale: La Regola, spumante omonimo dell’azienda vinicola di Riparbella, gestita dai fratelli Flavio e Luca Nuti, metodo classico a base di Manseng 90% e Chardonnay 10%. «È stata una scommessa piantare qui ex novo, nel 2003, il vitigno tipico del sud della Francia e della Spagna – dice Flavio Nuti – Il Manseng ha un’ottima base acida che dona freschezza e note agrumate al naso e in bocca». Quest’anno la Regola festeggia dieci anni di bollicine. «Ora è in commercio il non dosato millesimato 2014, 36 mesi sui lieviti – spiega Nuti – Questo vino in dieci anni s’è molto evoluto. La prima bottiglia è uscita nel 2008, ma è dal 2010 che ha fatto il vero salto di qualità». La Regola pensa già al futuro: «Ad aprile a Vinitaly porteremo il 2015».
Per gli amanti delle limited edition, ecco una novità firmata Montellori, storica azienda di Fucecchio pioniera del metodo classico toscano: il suo vino ha oltre 40 anni. Ed è riuscito in tempi non sospetti a sfidare gli spumanti dei ferrati vignaioli della Franciacorta, più morbidi e ammiccanti dei toscani. Il noto Pas Dosé del produttore Alessandro Nieri, quest’anno è uscito in una edizione limitata Riserva 2012, con spalle ancora più larghe, forte dei suoi 60 mesi sui lieviti: 550 bottiglie numerate, sempre a base di Chardonnay in purezza come il fratello maggiore, per un prodotto che vuole essere la massima espressione del vigneto principe dell’azienda, che si trova a 550 metri, nella località Case di Monte, nel comune di Larciano. «Pas Dosé Riserva 2012 è una chicca – dice Nieri – non solo perché in giro ce ne poche bottiglie, ma soprattutto per la struttura: in bocca è persistente e profondo, e regala i sentori tipici di un vino più maturo, miele in primis. Ha comunque davanti una lunga vita».E non finisce qui. Nieri ha in cantina una sorpresa ancora più chic, in commercio dal 2022.
Nell’azienda Felsina, a Castelnuovo Berardenga (Siena), nel cuore del Chianti Classico, nasce una delle più interessanti bollicine toscane, metodo classico, in tre versioni a base di Sangiovese, Pinot Nero e Chardonnay: Brut, Millesimato e Rosè. Sempre più raffinato il metodo classico Leonia, nelle due declinazioni Brut (Chardonnay e Pinot Noir) e Rosé (Pinot Noir), regina del carnet Frescobaldi, espressione della freschezza del vigneto di Pomino, a 600 metri, a Rufina (Firenze).
Da provare anche il Brut Rosè a base di Sangiovese in purezza di Riccardo Baracchi, Cortona (Arezzo). Originale la Vernaccia spumantizzata di Casale Falchini.
In terra di Chianti Classico, pioniera della bollicina l’azienda Carpineto. Quattro gli spumanti prodotti che si distinguono per eleganza e struttura. Si parte dallo storico Brut, sul mercato dal 1982 grazie alla realizzazione del primo impianto della zona. Sorprendente il Brut Rosato a base di Sangiovese, con un tocco di Traminer aromatico. Perfetto coi dolci natalizi lo spumante dolce da Moscato. Menzione speciale per il fascinoso Farnito (Chardonnay). Ancora Sangiovese 100% nello Spumante Brut Rosé Castello Di Cacchiano a Gaiole in Chianti, metodo classico figlio dell’enologo Stefano Chioccioli.
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