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Nuova via Grande, i commercianti: «Bene il restyling, ma non chiudete il traffico»
Livorno, viaggio tra gli storici negozianti dopo la presentazione del progetto di riqualificazione: ci sono dubbi sulle isole pedonali
LIVORNO. Il giorno dopo la presentazione della riqualificazione della via Grande, un look che comincerà a prendere forma la prossima primavera con un investimento di un milione e 150 mila euro, i commercianti mettono subito le cose in chiaro: «Ok alla ristrutturazione ma a delle condizioni». Lastre in gres sul tono del travertino, la realizzazione di tre piazzette pedonali in corrispondenza con le intersezioni della strada principale con la via Santa Barbara, via dell’Angiolo e Via Santa Fortunata arredate ciascuna da panchine, una istallazione artistica e una illuminazione adeguata. Un anno di lavori, che creeranno probabilmente qualche disagio, ma che renderanno la zona più bella ed accogliente.
«Credo che questa strada ne avesse davvero bisogno – dice Daniela Pardini dell’omonimo negozio di ottica – perché la pavimentazione è davvero deteriorata in molte zone. Un segno inequivocabile di degrado che presto verrà cancellato, anche se qui da noi è sempre bella come all’epoca in cui fu fatta». È preparata Pardini prosegue. «Anche pensare di rendere l’illuminazione più efficace, più potente, è cosa giusta. Tuttavia, penserei a trovare un sistema, se c’è, di lasciare i vecchi lampadari. Sono caratteristici dei portici. Il commercio del centro ha bisogno di trovare ossigeno e, qualsiasi opera che interessi l’abbellimento per tornare a essere il salotto buono che fu, è senza dubbio positiva».
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Pochi metri più avanti, sulla destra procedendo verso il mare, in direzione del “Nobile Interrompimento” ecco l’opinione di Graziella Bernardeschi del negozio di abbigliamento “Massimo”. «Saluto il progetto con estrema soddisfazione – attacca -; mi piace molto l’idea delle piazzette che fanno sempre aggregazione e il fatto che ci sia finalmente più luce. Tanti anni fa, non mancava. C’erano tante insegne sulla strada, era una città diversa da quella che vediamo oggi. Quindi, si, apprezzo molto la decisione di destinare una parte del bilancio a questi lavori».
Attraversando la strada, si varca l’uscio della farmacia, dove ad accoglierci troviamo Cesare Pellini. «Qualsiasi intervento si faccia, ne beneficia via Grande e, di riflesso, tutto il quartiere. Il commercio in centro è stato affossato e solo pensare che qui può rifiorire tutto come è già stato fatto nel tratto di via Pieroni, mi piace. I nostri portici si sono ispirati a quelli di Torino, che vanno dalla stazione centrale alla piazza San Carlo. Quelli però sono eleganti, qui invece, dopo l’inaugurazione, tanta incuria fino a rovinare tutto».
Alessandro Spinelli, titolare del negozio di calzature Sandro Carrà. «Pavimentazione ok, non vorrei si pensasse di chiudere però la strada, perché già i parcheggi mancano. Sarebbe la fine. Perché tanto, non illudiamoci e non facciamo confronti con altre città. Al livornese piace arrivare a destinazione in auto. Questo uno dei motivi che ha spostato il commercio sulla grande distribuzione. Benissimo l’illuminazione e tutto quanto serve a far venire gente. Sono venuto qua nel ’70 e c’era una economia favolosa. Ora siamo in ginocchio, la città è un’area depressa. Anni addietro, alle 17 , non si camminava. Ora è il deserto dei Tartari».
Shalom Zarrugh, della profumeria Armonie, non ha niente da obiettare su pavimentazione e illuminazione. Non avrebbe da dire alcunché neppure sulle piazzette. «Basta che a nessuno venga l’idea poi, di allargarne lo spazio e pedonalizzare la via sullo stile di Forte dei Marmi. Qui, le macchine devono poter circolare e parcheggiare, si deve dare possibilità a chi sceglie il centro per fare acquisti di poter venire. Se abbelliscono e basta, senza togliere il traffico, va benissimo».
Dalle flagranze delle grandi firme, alle vetrine della gioielleria Galleni, il passo è breve. Ed è Daniele Galleni a intervenire. «Il timore è che poi sia un primo passo per chiudere al traffico. Se i lavori si limitano a un restyling che interessa questa prima parte, per andare fino al porto nel prossimo futuro, ben venga. È un peccato veder ridotta così un’arteria simbolo del boom economico e che oggi possiamo rivedere solo ammirando vecchie cartoline».
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