Il Tirreno

Livorno

lutto 

Addio Cerracchio creativo di razza e dj per passione maestro dell’ironia

Federico M. SARDELLI
Addio Cerracchio creativo di razza e dj per passione maestro dell’ironia

Aveva 69 anni ed era conosciutissimo in città: affermato pubblicitario,faceva parte del Sodalizio Muschiato

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È deceduto all’alba di ieri, nella sua casa di via Mameli, all’età di 69 anni, Antonio Cerracchio. Lascia la moglie Susanna e il figlio Ettore. Cerracchio, affermato pubblicitario (nella sua lunga carriera ha realizzato anche spot per marchi importanti come quello della Ferrari) era molto conosciuto in città. Per la sua professionalità, per la passione per la musica che lo portava a vestire i panni del dj e dell’organizzatore in tantissimi eventi nei locali più frequentati della zona. E anche per la sua appartenenza al Sodalizio Muschiato, “accolita di spiriti ameni dediti al volontariato dell’umorismo”, che ha avuto tra i suoi membri “Sodali a Vita” lo scrittore e umorista Ettore Borzacchini scomparso nel 2014. Antonio nonostante la grave malattia scoperta pochi anni fa ha continuato a condurre la vita di sempre fino all’ultimo, con il suo intelligente senso dell’umorismo e con la capacità di farsi voler bene da tutti grazie al suo straordinario talento nel comunicare positività e buon umore. Grande amico di “Gangio” nel suo ristorante di Banditella, “ Caciaia”, era un’istituzione. Tantissimi amici da ieri lo ricordano sulla sua bacheca facebook, postando foto di momenti felici e piangendo la sua scomparsa, una grande e commovente dimostrazione di affetto. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 alla chiesa di San Jacopo. (c.g.)

Così lo ricorda l’amico Federico Maria Sardelli, direttore, d’orchestra, pittore, saggista e componente storico e “sodale a vita” del Sodalizio Muschiato.

Federico M. SARDELLI

Chi è uno che dispensa umorismo, arguzia e risate, se non un benefattore dell’umanità? Ecco, da oggi siamo tutti un po’più poveri perché se n’è andato Antonio Cerracchio, uno dei più schietti e brillanti umoristi naturali generati dalla feconda città di Livorno. Da oggi non c’è più il «Baccelliere» Cerracchio, l’alfiere del Sodalizio Mvschiato, il prediletto del grande Borzacchini che così lo ha immortalato nel suo Terzo Borzacchini Universale (p. 16n):

«Antonio Cerracchio, già Docente Emerito di Pesca dell’Arselle con l’Apposito Retino alla Khalambrone State University di Saratoga e acuto osservatore e commentatore di varia labronicità. Tipico esempio di multiforme ingegno dall’affabulazione immaginifica e coinvolgente e dall’inesauribile vena creativa, si è distinto nell’elaborazione anedottica di episodi di vissuto personale esclusivamente consegnati alla tradizione orale e alla sua espressiva comunicazione».

Ma cosa fa un Baccelliere del Sodalizio Mvschiato per esser tanto amato da tutti e ricordato col cuore lacerato? Il Cerracchio era colui che, in ogni àgape dei sodali, forniva l’epos, ossia l’insieme degli aneddoti e leggende che formano la tradizione d’un popolo, un popolo di bischeracci, si dirà, ma pur sempre un popolo. E il Cerracchio sapeva narrare bieche storie vissute come se fossero romanzi cavallereschi ed epopee. Ha creato miti che ci ricorderemo sempre e tramanderemo come fossere l’Odissea: la Ròta di pavone (palpitante descrizione di un suo amore giovanile funestato da un’esiziale mossa di corpo), l’airone blu degli Urali (terrificante battuta di caccia abusiva in Romania), la muta da sub (trinciata a fette direttamente addosso perché troppo stretta) Calindri & l’esplosione del sifone da seltz (dal Cerracchio maldestramente ricaricato), le modelle del camper e gli stronzoli come dobermann, e così via. Purtroppo, solo chi l’ha conosciuto potrà ridere a crepapelle di queste storie, sparite con la sua straordinaria mimica minimalista con cui riusciva a far apparire davanti all’interlocutore gli oggetti e le persone narrate: come essere al cinema.

Aveva, un po’come il Borzacchini, il dono di saper osservare il mondo sotto una lente speciale, trasformando le piccole miserie umane in satira di costume, paradosso, emblema. Il protagonista delle sue storie era quasi sempre lui stesso, antieroe per eccellenza, capace di trasformarea grane e disavventure in pagine di Rabelais.

Antonio è stato un abile pubblicitario, fotografo e video maker: la sua fotografia o le sue riprese hanno dato vita a spot di successo, e forse è stata proprio questa sua dote di narratore per immagini, sintetico ed efficace, a nutrire la sua arte affabalatoria altrettanto scarna e fulminante. Il Cerracchio aveva una carica vitale prorompente, l’energia d’un bimbo scatenato, organizzava feste a suon di musica come abile dj e lo ha fatto fino all’ultimo, in barba alla malattia. Pochi giorni fa siamo andati a trovarlo, io e l’amico Capras, per mangiare gli ultimi due etti di torta insieme: ed è stato lui a farci ridere come bimbi. Insegnandoci che una risata non sconfigge la morte. Ma un bello schiaffo glielo dà. –



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