Il Tirreno

Livorno

L’intervista

«A politici e banche chiedo concretezza, ve lo dico io cosa serve per nome e cognome»

Mauro Zucchelli
«A politici e banche chiedo concretezza, ve lo dico io cosa serve per nome e cognome»

La strigliata del vescovo Giusti e gli interventi dei dirigenti politici. Ora parla Maurizio Bozzi, leader delle piccole imprese di Confindustria 

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LIVORNO. «Benvenuto il lavoro, benvenuta la concretezza per crearlo. Il reddito di cittadinanza? Ne capisco le ragioni, ma rischia di essere un autogol: da un lato, 800 euro al mese facendo tutt’al più otto ore di impegno civico e, dall’altro, 1.100 svegliandosi ogni mattina per andare a fare 40 ore in fabbrica. Così si rischia di distruggere in una generazione intera l’idea che ci mantiene lavorando: basterà arrangicchiarsi con qualche prestazione in nero, ed ecco fatto». Maurizio Bozzi è insieme al fratello Stefano il titolare dell’azienda di famiglia che fa meccanica di precisione per componenti. Le più diverse: da parti di telaio della motoGp di Dovizioso per Ducati (in passato anche il forcellone della superbike con cui Stoner vinse il mondiale) a particolari nelle apparecchiature biomedicali per analisi di laboratorio, da oggetti per l’aeronautica (compresi gli Eurofighter) a supporti motori per bus o filtri per carrozze, da dettagli per il settore difesa a componenti della Hyundai campione di rally. Piccolo sì, ma anche voce di tanti altri: nel comitato piccola industria («che a livello nazionale vale il 92% del sistema di Confindustria») è presidente sia regionale che del territorio Livorno-Massa («sono iscritte 370 imprese sotto i 250 addetti»). Era a Torino alla manifestazione degli industriali per incalzare il governo («nella mappa delle grandi infrastrutture mancanti saltano all’occhio la Torino-Lione di cui tutti parlano e la Tirrenica di cui nessuno parla più»).

Il vescovo auspica una politica all’insegna della concretezza…
«E io gliela chiamo per nome e cognome…».

Insomma, visto con gli occhi di un piccolo industriale: cosa significa concretezza?
«Gli occhi di me imprenditore, ma anche di qualcun altro. Anche perché per prima cosa mi richiamo al “patto per la fabbrica” che Confindustria ha proposto e che i sindacati hanno apprezzato: detassare i primi di risultati con specifici accordi integrativi, lasciare più soldi nelle tasche dei lavoratori».

Senza che questo pesi sui costi aziendali…
«In caso di azienda che fa utili, una parte siano distribuiti ai dipendenti ma con una tassazione minima, non legata al resto della busta paga. Ma c’è anche un’altra cosa che già in varie realtà si sta facendo…».

Cosa?
«Il welfare aziendale. Beni e servizi non tassati: cure mediche, spese per libri e palestre, bonus per asili o cos’altro può essere utile. La normativa c’è già. Così come c’è già l’alternanza scuola-lavoro».

Però criticata perché o è poco più di una visita guidata o si trasforma in manovalanza ipersfruttata…
«Lei dica quel che vuole, io vorrei occuparmi invece delle potenzialità che può avere se impostata bene. Lo faccio avendo nella mia azienda due stagisti per un periodo 300 ore: loro possono farsi un’idea del lavoro e capire se si sono sentono portati, io posso vedere se saranno i primi da assumere in futuro».

Una specie di test dal vivo...
«Non esisterà mai un sistema scolastico in grado di reggere il ritmo di ammodernamento delle apparecchiature: un’azienda è costretta a farlo se non vuole restare fuori mercato. Ecco perché la formazione in azienda diventa fondamentale. Di più: spesso i ragazzi nemmeno conoscono quali sono le realtà produttive in cui potrebbero trovare collocazione, se magari i genitori…».

Ma cosa c’entrano babbi e mamme?
«Non si trovano periti meccanici. Mica prometto la luna, ma un posto di lavoro sì: da operaio. Capita che i genitori scoraggino: non vorrai mica fare l’operaio? Dico una cosa che sembrerà strana: in realtà, il lavoro c’è».

L’esatto opposto di quel che si sente dire ovunque.
«Parlo del mio campo, quello del manifatturiero di qualità: in Emilia le aziende come la mia hanno il quadruplo degli addetti, talvolta di più. Io devo rinunciare a acquisire alcuni lavori perché non posso fare il passo più lungo della gamba. Mancano le professionalità spedifiche, vanno formate con pazienza. Eppure le assicuro che per tecnici e operai specializzati che si dimostrino capaci e seri il contratto a tempo indeterminato non è un Ufo. Anzi, è quasi uno standard».

L’esperienza di tanti giovani è invece quella di una precarietà senza fine. Mica se la sono sognata…
«L’introduzione della motivazione del non rinnovo dopo il secondo anno avrà una conseguenza preventivabile: i datori di lavoro avranno un turn over annuale di personale per evitare il rischio di dover assumere chi non è stato all’altezza delle aspettative».

Ma questo vale tanto qui come altrove...
«È un discorso che potremmo fare anche per la sburocratizzazione, da un lato, e per i rapporti con le banche, dall’altro. Non si vuol capire che l’impresa virtuosa non è quella che fa con i propri soldi e ha un buon rating: benedetta è l’azienda che ha idee e progetti, peccato che talvolta non ci sia la spalla finanziaria del credito sul quale appoggiarsi. Le banche del territorio che hanno conoscenza del tessuto di piccole e medie imprese dovrebbero dare supporto alle aziende sane» .

“Dovrebbero”: una bella teoria...
«Molte banche sono più orientate alla commercializzazione di prodotti assicurativi e finanziari piuttosto che ad avere un’attenzione verso chi fa impresa sul territorio».

Il vescovo parla del sogno dell’Ovosodo Valley.
«Non c’è un gran rapporto fra imprese e amministrazione: forse abbiamo poco da dirci. Invece quanto sarebbe necessario metterci insieme noi di Confindustria, gliaryigiani, le istituzioni. Quanto alle aree di crisi, i bandi della Regione hanno funzionato mentre quelli nazionali no: bisogna evitare lungaggini e farraginosità, occorre privilegiare progetti che creino occupazione, è necessario cambiare il “metro” di valutazione e guardare agli obblighi di risultato più che agli adempimenti formali».

Un progetto-simbolo per iniziare a svoltare?
«Le aree Trw-Delphi: sono rimaste nel freezer, invece potrebbero essere un volano. Ma nessuno pensa a bonificarle e offrirle a investitori». —


 

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