Gioco
«Macellazione abusiva al Picchetto», presentato un esposto
Lviorno, dopo il video comparso e poi tolto da Facebook, Fratelli d’Italia ha inviato il documento a municipale, Asl e forestale. E spunta una foto che confermerebbe il luogo
LIVORNO. C’è una foto, scattata dal Tirreno all’indomani dell’aggressione di una ragazza all’interno del palazzo del Picchetto, in cui si vede il cortile dello stabile occupato da quasi tre anni. In fondo, lungo il porticato, ecco spuntare alcuni bancali di legno sistemati uno accanto all’altro a formare una parete che divide il corridoio dallo stesso cortile. È sovrapponendo questa istantanea ad alcuni fermo immagine estrapolati dal video in cui viene filmata la macellazione di un maiale che si possono notare diversi elementi che confermerebbero come la macellazione dell’animale possa essere avvenuta proprio tra piazza Guerrazzi e via del Pantalone.
Oltre ai bancali che spuntano alle spalle delle quattro figure che stanno operando, si possono notare altri due elementi: i fili penzoloni e le colonne alle spalle dei protagonisti. Molto probabilmente la parola fine su questa storia iniziata con la pubblicazione su Facebook di un video poi rimosso, dovranno scriverla i destinatari dell’esposto inviato ieri pomeriggio via Pec dal coordinatore di Fratelli d’Italia Andrea Romiti: polizia municipale, Asl e carabinieri forestali. «Non lasceremo nel degrado la nostra città – spiega Romiti – denunceremo tutte le situazioni illecite ce questa amministrazione grillina invece tollera»
Nel documento viene per prima cosa ricostruito il fatto, a cominciare dal tam tam del video che nella giornata di domenica ha cominciato a rimbalzare da una bacheca all’altra. Inoltre viene anche indicato il profilo sul quale sarebbe stato caricato il filmato originale. Quello che Romiti ipotizza è il reato di macellazione abusiva, visto che l’Asl «dispone le modalità per la macellazione a uso privato di suini, indicando che agli uffici di sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria viene fornito il servizio di controllo dei visceri di suini e ovicaprini macellati a domicilio per uso privato e che tale controllo delle carni e dei visceri presenta delle regole precise».
Molte di queste – secondo chi ha presentato la denuncia – non sarebbero state rispettate. «Queste persone – si legge – utilizzano una fiamma viva collegata a una bombola del gas, la quale presupporrebbe alcune sicurezze da adottare ai sensi delle normative in vigore. Oltretutto la fiamma risulterebbe usata all’interno di un edificio occupato». Ecco perché si chiede di verificare quattro particolari: «se è avvenuto il controllo dei visceri del suino macellato da parte del Veterinario competente;se i sottoprodotti derivanti dalla macellazione sono stati smaltiti secondo le normative vigenti; se vi è certezza di poter escludere che il suino fosse immune dal parassita della trichinella; e la fiamma viva utilizzata rispetta le normative sulla sicurezza».
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