Il Tirreno

Livorno

Crisi choc dell'edilizia: 2mila addetti in meno

Mauro Zucchelli
La protesta di un lavoratore dell'edilizia nei guai per la crisi
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La protesta di un lavoratore dell'edilizia nei guai per la crisi

Il dossier della Camera di Commercio segnala la "febbre" del settore: le imprese sono dimezzate

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LIVORNO. Cronaca di una morte più “annunciata” di quella di Santiago Nasar: a Alberto Ricci, numero due della Camera di Commercio e presidente di Confindustria, e Mauro Schiano, dirigente statistico dell’ente camerale, basta molto meno delle 122 pagine di Gabriel Garcia Marquez per raccontare la “febbre” dell’economia livornese basata sul mattone. Con una sfilza di segni “meno” nell’album delle statistiche degli ultimi sette anni.

Ecco la “morìa” delle imprese di costruzione di edifici (giù del 14,7%) e delle ditte che si occupano dei lavori di rifinitura (meno 6,3%): fra le une e le altre stiamo parlando di quasi 400 aziende sparite nel nulla.

Ecco la “strage” delle unità di lavoro: in picchiata del 22,4% nelle costruzioni, sette volte di più dello standard del sistema economico locale complessivo. In cifra tonda: 2.300 posti di lavoro “equivalenti” che nel solo settore costruzioni vengono inghiottiti dalla crisi, più della metà dei 4.300 di tutta l’economia provinciale.

Ecco che, diversamente da quanto avviene altrove, neanche i bonus fiscali riescono a dare verve al mercato: negli ultimi sei anni per i quali sono disponibili i dati, le detrazioni per spese di recupero edilizio raddoppiano nella nostra provincia ma quintuplicano sia nel resto della Toscana che a livello nazionale. Di più: se guardiamo al bonus per interventi di risparmio energetico, a Livorno sono calati di otto punti percentuali mentre su scala regionale che in campo nazionale l’ammontare è cresciuto, e di dieci volte tanto.

Ma se lo sguardo si allunga appena un po’ all’indietro, a quel 2008 in cui la crisi choc iniziò, i dati sono ancora più drammatici: raccontano la desertificazione del tessuto imprenditoriale. E le parole di Ricci sono ancor più pesanti perché non guardano solo al racconto del passato: «Le nostre imprese, che in dieci anni si sono dimezzate, con una perdita consistente di posti di lavoro, sono sempre più destrutturate; anche se vi fossero in futuro nuove opportunità farebbero fatica a intercettare nuovi lavori».

“Dimezzate” non è per modo di dire: «Nel 2008 – scandisce Ricci – si contavano 822 imprese iscritte alla Cassa Edile con 3.684 addetti. A distanza di dieci anni, nel settembre scorso, erano 449 con 1.605 lavoratori».
La fotografia salta fuori dal dossier pubblicato dal Centro studi ricerche della Camera di Commercio: questa manciata di flash in negativo sono tutt’al più l’assaggino della Caporetto sotto il segno del mattone.

Schiano esce dalle rigidità delle categorie settoriali Istat per provare a parlare – così come è stato fatto in passato con l’economia del mare e il turismo – di un sistema edilizia che si allarga a comprendere non solo le imprese di costruzioni ma anche le agenzie immobiliari, il commercio di articoli edili, le ditte di noleggio attrezzature, gli studi di architettura e ingegneria, l’industria manifatturiera per l’edilizia...

Balza agli occhi che in questa galassia si contano 8.340 localizzazioni di impresa: più di una su cinque (20,3%) di quelle esistenti nel nostro territorio provinciale. Tantissimo: ma ben al di sotto di quel che troviamo nelle altre città toscane (23,5%) e nel resto d’Italia (quasi 22%).

C’è un altro tassello del puzzle da mettere sotto la lente: l’unico indicatore con il segno “più” è quello delle imprese con quartier generale altrove. Tradotto: siamo gracili per conquistare gli appalti e diventiamo semmai mercato – insomma, terreno di conquista – per imprese che drenano qui il profitto (e forse il lavoro) da portare in altre città.

Il rimedio? Difficile credere che possa esistere chissà quale paletto protezionistico a difendere l’arcipelago delle ditte livornesi, ma se c’è campo (quasi) libero alle scorrerie di imprese extra-locali, è plausibile che si moltiplichino i blitz furbastri. A cominciare dalla caccia agli anticipi, conquistabili grazie a offerte con ribassi record perché tanto il problema non è arrivare in fondo al lavoro bensì arraffare quei soldi per tamponare le falle dei propri conti e poi scappare via contando sul fatto che la giustizia civile è lenta come una lumaca, forse di più.

Ma la debolezza del sistema economico la attesta anche l’andamento del numero dei fabbricati extra-abitativi: se il numero di case aumenta del 2,7% (e quello dei fondi commerciali del 4,5%) i laboratori artigiani calano del 6,5%, sei volte di più che nel resto della Toscana.

Il mercato extra-casa mette in fila dati choc: più 9,5% in Toscana e più 6,5% in Italia, invece le compravendite di fondi commerciali, officine, laboratori e capannoni è crollata in provincia di Livorno (meno 28,5%).
 

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