Il Tirreno

Livorno

la missione da cape canaveral 

La Kayser nel cosmo col patron di Tesla: «Scopriremo come arrivare su Marte»

Mauro Zucchelli
Il team Kayser a Cape Canaveral: Alessandro Mariani, Michele Ghiozzi, Fabio Lorenzini, Donatella Vangelista
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Il team Kayser a Cape Canaveral: Alessandro Mariani, Michele Ghiozzi, Fabio Lorenzini, Donatella Vangelista

Livorno, la partenza con un esperimento high tech «Così aiuteremo gli astronauti ma anche i vecchietti» 

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LIVORNO. Il marchio Nasa è quello di sempre, l’obiettivo pure: arrivare lassù, sulla Stazione spaziale internazionale che ogni ora e mezzo gira a 28mila chilometri orari su un’orbita che sta 250 miglia sopra le nostre teste. Ma stavolta la Kayser, azienda aerospaziale livornese sulla provinciale per il Gabbro, lo farà utilizzando una sorta di “taxi” Uber: è il veicolo Dragon di SpaceX, la compagnia privata alla quale la Nasa si è affidata dopo la chiusura dell’era degli Shuttle. E’ il segno dei tempi: l’ente pubblico coordina ma non è più lui a lanciare, si affida ai privati guidati da Elon Musk, imprenditore-inventore visionario, quasi un nuovo Steve Jobs, che con il miliardo e mezzo di dollari ricavati a 31 anni dalla vendita di Paypal ha creato tre icone dell’industria del futuro: Solar City, nell’energia; Tesla Motors, nelle auto elettriche; soprattutto SpaceX, nel cosmo. Un tipo estroso quanto basta da mandare in orbita un’auto Tesla Roadster rossa a bordo di uno dei suoi razzi, che la porterà oltre Marte.

Già, perché il “signor Tesla” ha annunciato di essersi messa in testa l’idea di colonizzare il “pianeta rosso”.

Ma quel sogno, il padre fondatore della Kayser, l’ingegner Valfredo Zolesi, 70 candeline spente sulla torta di compleanno all’inizio del mese scorso, l’aveva confessato ben prima al Tirreno: «Non c’entra granché l’immagine dello sbarco sulla Luna: ero anch’io davanti alla tv ma non è stato uno di quei momenti in cui capisci che si gioca la tua vita». Nel ’70 la cattedra di elettronica alle scuole superiori, la nascita dei figli David Stefano e Sara Nancy, entrambi ora in azienda, il volo negli Usa in aspettativa non retribuita per conquistare due specializzazioni alla Washington University e a Pasadena, qualche anno più tardi la nascita di una piccola azienda come la Kayser.

Il “romanzo” dei primi passi dell’azienda non prevede il garage della bella villa al 2066 Crist Drive a Los Altos come si racconta per Apple (è stato lo stesso Wozniak a dire che era una bugia): «Avevo – racconta Zolesi – una scrivania nello studio dell’avvocato Munforte al 108 di via Ricasoli, tutta l’attrezzatura era una Olivetti Lettera 22 e un tecnigrafo…».

Il materiale è già sullo SpaceX Dragon: fra poche ore si schizzerà nel cielo dalla base dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, striscia di terra davanti al mare della Florida. La finestra utile per il lancio è oggi e domani.

La squadra della Kayser è guidata dall’ingegner Alessandro Mariani, livornese, come project manager in tandem con altri due talenti labronici (Michele Ghiozzi e Fabio Lorenzini) e uno siciliano (Donatella Vangelista).

«Il nostro esperimento – dice Mariani – è seguito da team di scienziati americani, greci, coreani e giapponesi e studia 72 campioni di larve “C. elegans” perché è il modo migliore per capire gli effetti della microgravità sulla muscolatura umana».

È un filone di ricerche che la Kayser segue da tempo: la quasi-assenza di gravità funziona da acceleratore di tutta una serie di fenomeni fisiologici perché rivoluziona, ad esempio, il modo con cui il calcio si deposita sulle ossa , la muscolatura reagisce agli stimoli o il cervello invia gli impulsi. Non è una curiosità accademica: «È indispensabile per capire come curare le malattie degenerative che colpiscono tantissimi anziani ma anche per immaginare come fare in modo che i corpi degli astronauti reggano il colpo nelle missioni di lunghissima durata». Anche perché già adesso spesso, al rientro dalle missioni spaziali, devono essere presi in braccio appena atterrati perché il loro fisico non ce la fa a camminare. «Se vogliamo andare su Marte – rincara Zolesi – bisogna che sia l’astronauta la prima “macchina” da tenere in perfetta efficienza...».

La bio-missione 16 è quella in agenda adesso, ma sempre su SpaceX partiranno altri due esperimenti-chiave di Kayser in marzo e in maggio. L’uno è dedicato alle cellule ossee da studiare in chiave osteoporosi: qualcosa di già visto in casa Kayser. «L’altro – avverte Mariani – aprirà la frontiera del “bio-mining”: vedere come si comportano alcuni microbi su una lastra di basalto nel cosmo: come riescono a estrarre minerali o altri tipi di sostanze dalla roccia. A lungo termine la prospettiva guarda ancora a Marte: anziché portare laggiù tutti i materiali, sarebbe straordinario riuscire a “scavarli” in loco. Ecco, stiamo provando a imparare come». —




 

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